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È arrivata la condanna per Massimo Sebastiani, accusato di aver ucciso Elisa Pomarelli nell’estate del 2019. Una vicenda terribile, che aveva tenuto l’Italia col fiato sospeso; prima per la speranza di ritrovare Elisa ancora in vita e, successivamente, per l’arresto dell’uomo.

Elisa Pomarelli spariva nel nulla il 25 agosto 2019, l’ultima volta era stata vista insieme all’amico Massimo Sebastiani. Da quel giorno si sono perse le sue tracce, ma quasi subito il sospetto che fosse stata uccisa era la pista più battuta. Massimo Sebastiani era il principale sospettato, dopo 15 giorni di fuga nei boschi del piacentino, l’uomo è stato arrestato, era il 7 settembre.

A quel punto ha avuto inizio l’iter giudiziario arrivato alla sentenza di oggi con rito abbreviato, richiesto e ottenuto dall’avvocato di Sebastiani condizionato anche da una perizia psichiatrica.

Omicidio Elisa Pomarelli: la sentenza su Massimo Sebastiani

I giudici del Tribunale di Piacenza si sono espressi in merito al caso di omicidio di Elisa Pomarelli; al termine della Camera di Consiglio, intorno alle 17, i giudici hanno letto la condanna. Massimo Sebastiani è stato condannato con rito abbreviato a 20 anni di carcere, 4 in meno rispetto a quelli richiesti dalla procuratrice Graziella Pradella.

Massimo Sebastiani, su consiglio del suo legale, ha accettato il rito abbreviato, che da diritto all’imputato ad uno sconto di un terzo della pena.

Il dolore dei famigliari di Elisa Pomarelli

Non è stata fatta giustizia, non ho parole, sono davvero delusa” ha commentato Debora Pomarelli, sorella di Elisa, a Piacenza Sera, insoddisfatta di come sia stato trattato il caso: Lo hanno descritto come una persona per cui provare pietà, la vittima è mia sorella. Questo fin da subito lo hanno dimenticato“.

Per me meritava l’ergastolo, la giusta pena era questa.

Non mi avrebbe tolto il dolore che c’è sempre e comunque, ma 24 anni sono pochio” ha detto invece la mamma.

La procuratrice Grazia Pradella, sempre a Piacenza Sera, ha commentato così la sentenza: “Ritengo che nessuna pena sia adeguata alla perdita di un proprio caro e in particolare di una figlia. E’ stata chiesta una pena nei limiti massimi possibili in concomitanza con la scelta del rito abbreviato, che impone la riduzione di un terzo”.