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Eutanasia legale, la Cassazione approva le firme per il referendum: “Un passo in avanti per la legalizzazione”

La Cassazione ha approvato le firme raccolte per il referendum sull'eutanasia legale, per cui si attende ora il giudizio della Corte Costituzionale
Inammissibile il referendum per l'eutanasia: negato il diritto a votare per scegliere sulla "buona morte"

I promotori del referendum sull’eutanasia legale accolgono con soddisfazione la validazione da parte della Corte di Cassazione delle firme raccolte per convocare la consultazione popolare. Ora la palla passa alla Corte Costituzionale che dovrà esprimersi sulla costituzionalità della domanda referendaria e, in caso di approvazione, si andrà verso il voto probabilmente nella tarda primavera. Un incredibile risultato per colmare quei vuoti legislativi a cui si sta cercando di mettere ora mano in Parlamento, con le commissioni che hanno oggi approvato il testo sul suicidio assistito. Nonostante la proposta di legge verrà discussa in Aula a Montecitorio lunedì, le associazioni che hanno promosso il referendum per l’eutanasia l’hanno definita tardiva e restrittiva rispetto alle disposizioni in vigore dopo la sentenza della Consulta.

Referendum per l’eutanasia legale: la Cassazione valida le firme

Ad annunciarlo sono i promotori del referendum per l’eutanasia legale, che sono riusciti a depositare ben 1,2 milioni di firme per chiedere la chiamata alle urne dei cittadini. “Le firme sul Referendum Eutanasia Legale sono valide e superiori alle 500.000. La Corte di Cassazione ce lo ha formalmente comunicato!

“, ha twittato Marco Cappato, “Lo sapevamo, ma è una buona notizia“.

tweet di marco cappato

Anche Possibile, tra i promotori del referendum celebra l’annuncio: “Il referendum sull’eutanasia legale è più vicino! E più vicino è il momento in cui cittadini e cittadine potranno far sentire la propria voce su una battaglia troppo a lungo rimandata, una questione di civiltà che riguarda la dignità e il diritto di scegliere di ognuno di noi“.

Cosa succede adesso sul referendum per l’eutanasia legale

Tocca ora alla Corte Costituzionale esprimere un giudizio sull’ammissibilità del referendum. L’esito dell’analisi degli ermellini dovrebbe arrivare tra febbraio e marzo, e se venisse approvato starà al Ministero degli Interni stabilire una data, che cadrà probabilmente a giugno.

Stesso iter dovrà attraversare anche il referendum sulla cannabis, per cui si attende il passaggio per l’approvazione delle firme in Cassazione.

Una vittoria dopo il risultato deludente del testo sul suicidio assistito

La notizia rincuora chi attende una legge sull’eutanasia, purtroppo disattesa dall’approvazione del testo sul suicidio assistito avvenuta oggi nelle commissioni Giustizia e Affari sociali di Montecitorio. Filomena Gallo dell’Associazione Luca Coscioni ha infatti sottolineato come l’approvazione delle firme sia “un altro passo verso la legalizzazione dell’eutanasia in Italia lungo un percorso aperto dal coraggio di persone che si sono battute pubblicamente per vedere riconosciuto il diritto a non dover subire contro la propria volontà una condizione di sofferenza insopportabile.

Il Parlamento, con il testo in votazione oggi in Commissione, ha scelto di eludere le questioni poste dal referendum e di limitarsi a tradurre in legge (in peggio) la sentenza della Corte Costituzionale sul processo Cappato/Antoniani, sentenza che ha già valore di legge“.

Osservazioni condivise dal comitato per la raccolta firme Liberi Fino Alla Fine. In un post su Facebook, i promotori dell’iniziativa definiscono il referendum “necessario, in quanto in Parlamento sarebbe in corso “un tentativo di compromesso al ribasso, rispetto alla sentenza della Corte costituzionale nel caso Cappato/Antoniani: la legge in discussione in Commissione introdurrebbe l’obiezione di coscienza e confermerebbe la discriminazione dei pazienti che non sono ‘tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale’, come ad esempio i malati di cancro, che sono i casi più frequenti di richiesta di aiuto a morire“.

Si critica inoltre la mancanza di meccanismi che evitano casi come quello di Mario“, paziente tetraplegico marchigiano a cui è stato riconosciuto il diritto al suicidio assistito, ma che attende ancora l’osservanza della sentenza da parte dell’azienda sanitaria delle Marche.

Post Facebook di Liberi fino alla fine

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