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Ultimatum di von der Leyen a Putin: Mosca annuncia fine manovre in Crimea, ma in Occidente regna lo scetticismo

La fase più acuta della crisi ucraina è tutt'altro che risolta: da un lato l'annuncio di Mosca sul ritiro delle truppe, dall'altro i dubbi dell'Occidente sulla de-escalation. Nel mezzo, l'ultimatum di von der Leyen.
Ultimatum di von der Leyen a Putin: Mosca annuncia fine manovre in Crimea, ma in Occidente regna lo scetticismo

Nel tessuto del tiepido ottimismo montato dopo l’annuncio del Cremlino sulla conclusione delle “esercitazioni militari” al confine e in Crimea, l’Ucraina si risveglia avvolta nella nebbia dello scetticismo occidentale sull’effettivo ritiro delle truppe russe. Non un definitivo scampato pericolo, secondo Ue e Nato che avanzerebbero più di un sospetto sulla genuinità del quadro di de-escalation maturato nelle ultime ore intorno alla crisi con la Russia. A sottolineare il rischio ancora forte è la stessa Ursula von der Leyen, con una sorta di ultimatum a Vladimir Putin che promette una risposta severa e “senza precedenti” dell’Europa in caso di attacco e invasione su Kiev.

Ucraina: ultimatum di von der Leyen a Putin

Mosca ha ribadito il no alla Nato pur avanzando l’orizzonte di una de-escalation con l’annuncio dell’avvio delle operazioni di ritiro delle forze schierate lungo il confine con l’Ucraina. Ma l’Occidente si interroga ancora sulle reali intenzioni della Russia e avanza più di un interrogativo sul prossimo scenario in cui si muoverà il Cremlino. Una partita a scacchi più che complessa e tutt’altro che conclusa dopo l’incontro tra il cancelliere tedesco Olaf Scholz e Vladimir Putin.

A sintetizzare la preoccupazione condivisa tra Europa e Stati Uniti è l’intervento di Ursula von der Leyen in un’intervista concessa nelle ultime ore a un gruppo ristretto di agenzie di stampa internazionali tra cui l’italiana Agi. La presidente della Commissione Ue sostiene che l’Unione europea sia “pronta a reagire su due fronti all’eventuale attacco all’Ucraina da parte della Russia”.

Anzitutto con quello che avrebbe dipinto come “un pacchetto solido di sanzioni senza precedenti” capace di imporre “massima pressione all’economia russa”. In seno al ventaglio di azioni che l’Europa metterebbe in campo in caso di invasione, quindi in caso di guerra, sarebbe predisposto un “piano per garantire la fornitura di gas all’Unione europea” se Mosca dovesse chiudere i rubinetti.

 Questa la sostanza della strategia descritta da von der Leyen ai microfoni dei giornalisti.

E proprio nella serata di ieri, ha cristallizzato la posizione occidentale in un tweet per tracciare il perimetro dell’intesa sul ‘prezzo’ da far pagare a Putin in caso di conflitto: “Ho parlato con il primo ministro Boris Johnson sulla situazione che circonda l’Ucraina. Europa e Regno Unito si stanno coordinando strettamente, insieme a Stati Uniti e Canada, sulle sanzioni in caso di ulteriore aggressione russa“.

Crisi Ucraina – Russia: Mosca annuncia stop manovre anche in Crimea, ma è scetticismo dell’Occidente sulla de-escalation

L’attuale situazione sul fronte ucraino sarebbe piuttosto nebulosa, almeno a giudicare dalla brusca frenata al vento di ottimismo dopo l’annuncio di Mosca circa il ritiro delle sue truppe dal confine.

Vladimir Putin avrebbe lanciato un segnale di distensione con l’autorizzazione al rientro delle forze alle basi permanenti dalla Crimea, e in qualche modo assicurando di non avere intenzione di piegare Kiev con una invasione.

Oltreoceano però, parlando della crisi dalla Casa Bianca, il presidente USA Joe Biden avrebbe sottolineato l’attuale assenza di certezze sulla de-escalation: “Gli Stati Uniti non hanno ancora verificato in questa fase un ritiro delle truppe russe“. Perplessità espresse anche dalla Nato, con la conseguenza di un ispessimento dello spettro di una presunta messinscena dei russi per disorientare ulteriormente l’Alleanza atlantica.

A rafforzare lo scetticismo occidentale si sarebbe aggiunta la denuncia di Kiev su un presunto cyberattacco ai danni dei siti del Ministero della Difesa ucraino e di due banche.

Un segnale che rimanderebbe a un altro step dell’approccio ibrido sulla scala di tensioni ascritte alla matrice russa. L’orizzonte di un’intesa, insomma, appare ancora un colosso dai piedi d’argilla.

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