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Ucraina, finestra aperta sulla guerra: caccia alla mossa decisiva nella partita a scacchi tra Putin e Occidente

La crisi Ucraina - Russia tiene in scacco l'Occidente, tra indizi discordanti sulle prossime mosse di Mosca e una corsa contro il tempo per "salvare" una storia appesa al filo della diplomazia.
Ucraina, finestra aperta sulla guerra: caccia alla mossa decisiva nella partita a scacchi tra Putin e Occidente

Quanto ancora si potrà fare per scongiurare una guerra nel cuore dell’Europa dell’Est è materia ignota. Nell’isteria di informazioni, vertici tra diplomazie e leader, botta e risposta ad alto tasso di tensione lungo il binario rovente Washington-Kiev-Mosca, si fa sempre più difficile intercettare elementi di concretezza nella imminente invasione dell’Ucraina da parte della Russia dichiarata a più riprese dall’America di Biden. Nelle ultime ore, la caccia alla mossa decisiva nella complessa partita a scacchi tra Putin e l’Occidente è più che accelerata, mentre dal Cremlino sembrano arrivare indizi discordanti sul prossimo passo lungo il confine di un possibile conflitto.

Da un lato Mosca sembra intiepidire i toni aprendo al verbo “negoziare”, dall’altro, stima l’intelligence USA e afferma il segretario di Stato americano Blinken, si sarebbe registrata una “drammatica accelerazione” nel dispiegamento di forze russe con oltre 130mila soldati in assetto di pronto attacco. Altro che de-escalation e disgelo: secondo alcuni lo ‘zar’ avrebbe il dito posizionato sul bottone dell’offensiva e lo stesso presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ne sarebbe stato informato: secondo quanto riferito, la Russia “attaccherà” l’Ucraina mercoledì.

Il 16 febbraio. Domani.

Ucraina – Russia, a una manciata di mosse dalla guerra: tra Putin e Occidente continua il braccio di ferro

La comunicazione a doppio senso di marcia sulla crisi tra Ucraina e Russia si nutre di nuovi elementi che inducono l’Occidente a un certo disorientamento rispetto alla focalizzazione delle prossime mosse di Vladimir Putin. Alla notizia di una tiepida apertura del Cremlino al dialogo – coagulata nelle parole del portavoce Dmitry Peskov sul presidente russo “disposto a negoziare”, e in quelle del suo ministro degli Esteri, Sergey Lavrov, che intravede “possibilità” per uno sbocco diplomatico sulla crisi – segue quella di un repentino “trasloco” dell’ambasciata USA da Kiev a Leopoli.

Anticamera, secondo l’America di Joe Biden, di una situazione ormai prossima a precipitare.

Non sono stati particolarmente rassicuranti, come riportano le principali agenzie, gli accenti posti nella serata di ieri sulla questione ucraina dal segretario di Stato USA Antony Blinken, che ha ribadito l’invito a “tutti gli americani ancora in Ucraina a lasciare il Paese immediatamente” sull’onda di una crescente espressione di forza della Russia lungo il confine.

Le ultime carte lanciate dagli Stati Uniti sul tavolo dell’apprensione internazionale richiamano il profilo di “un’accelerazione drammatica” nel dispiegamento di soldati russi al confine con l’Ucraina.

Il braccio di ferro continua e poche ore fa il presidente ucraino Zelensky sarebbe stato informato sul giorno del presunto attacco russo: secondo l’analisi approdata sul suo tavolo, sulla base di quanto rilevato dall’intelligence d’Oltreoceano, sarà mercoledì 16 febbraio.

Lo scenario appare fluidissimo e anche il presunto casus belli per la Russia, intravisto da alcuni nelle ambizioni dell’Ucraina in galassia Nato, è una vera e propria incognita.

L’ipotesi di un ingresso del Paese nell’asse atlantico nel breve periodo è attualmente remota, in costanza di gravi condizioni di instabilità interna (con tensioni in corso dal 2014) che non ne rendono pieni i requisititi per far parte dell’Alleanza.

E mentre Zelensky strizza l’occhio all’Occidente, Putin sarebbe a caccia di un pretesto per dare impulso definitivo all’invasione. Ma è davvero questo l’epilogo all’orizzonte? Stando a quanto emerso, in parecchi ritengono che Mosca non abbia ancora deciso cosa fare. A irrobustire questo limbo di incertezze sono le ultime dichiarazioni del portavoce del Pentagono, John Kirby: “Non crediamo che Vladimir Putin abbia già preso una decisione finale“, ma la partita a scacchi è sull’orlo del precipizio, e gli Stati Uniti avrebbero motivo di ritenere possibile “in qualsiasi momento” un’azione militare.

Nonostante Mosca classifichi come “isteria” gli allarmi rilanciati sull’invasione.

Ucraina e Nato: la preoccupazione di Putin e le trame di una possibile invasione

Il cancelliere tedesco Scholz ha incontrato il presidente ucraino e ha chiesto alla Russia di dare un tangibile e immediato segnale di de-escalation, ma il disgelo fatica a farsi largo in via definitiva tra i due poli della tensione.

Secondo rappresentante di Mosca presso le Nazioni Unite, Dmitry Polyansky, riferisce Agi, allo stato attuale Putin non avrebbe alcun motivo per invadere l’Ucraina il 16 febbraio. Anche l’Italia gioca la carta della diplomazia diretta con Di Maio in viaggio per Kiev e poi in Russia, ma i sintomi di un accordo sono contrastanti e non è chiara l’entità del margine per fermare un’escalation militare.

Nei delicatissimi equilibri tra Mosca e Kiev si innesta la sempre più ampia influenza Nato a est, percepita da Putin come “infinita e pericolosa”. Dopo il crollo del regime comunista, l’Alleanza Atlantica ha aperto a diversi Paesi del blocco sovietico tra cui Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia, Slovenia e Romania, e l’eventuale ingresso dell’Ucraina porterebbe le forze occidentali a un passo dal cuore nevralgico del controllo russo, con Mosca a sentire il “fiato sul collo” e una sensibile perdita di potere.

Secondo alcuni analisti, i sospetti di un piano di azione russo pronto a bypassare i canali diplomatici, anche se forse non imminente, sarebbero più che fondati alla luce dei precedenti registrati nella storia: dalla Cecenia nel 1999 alla Georgia nel 2008, dall’Ucraina nel 2014 alla questione siriana nel 2015, la Russia non farebbe particolari sconti nel passaggio alle vie di fatto. Secondo un aggiornamento diffuso questa mattina dall’agenzia di stampa Tass, Mosca avrebbe però avviato il ritiro delle unità schierate per le esercitazioni militari a ridosso della frontiera ucraina, sparigliando ancora una volta le carte sul tavolo delle ipotesi avanzate dall’Occidente.

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