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L’Ucraina si prepara alla guerra: così la Russia potrebbe attaccare nello scenario di una imminente invasione

Dopo il colloquio tra Biden e Putin, tra stallo e tiepida propensione a continuare il "dialogo", l'Ucraina si prepara alla guerra: così, secondo gli esperti, la Russia attaccherà il Paese.
Ucraina si prepara alla guerra: così la Russia potrebbe attaccare nello scenario di una imminente invasione

La recrudescenza della crisi tra Ucraina e Russia spinge la preoccupazione dell’Occidente ai massimi livelli, all’esito di colloqui insoddisfacenti tra leader e diplomazie. L’ultima telefonata tra Joe Biden e Vladimir Putin si sarebbe conclusa con un amaro retrogusto di stallo sullo sfondo di un’escalation di tensioni incessante. Gli Stati Uniti avrebbero chiarito i lineamenti di una risposta forte e “decisa” in caso di invasione russa su Kiev, e le tiepide smentite di Mosca circa un’azione militare da parte del Cremlino non sono servite a stemperare una cornice ormai incandescente. Al netto del tentativo di mediazione e della rincorsa all’orizzonte (sempre più sbiadito) di un dialogo, l’Ucraina si prepara alla guerra e, secondo alcuni esperti, la situazione sarebbe già precipitata: la Russia avrebbe già stabilito data e modalità dell’attacco.

Ucraina si prepara alla guerra, lo spettro di un attacco della Russia: occhi puntati sul 16 febbraio

I venti di guerra sull’Ucraina si fanno sempre più intensi. Dopo l’allarme dell’intelligence USA sul rischio di un’invasione imminente da parte della Russia, lo spettro del d-day (indicato dalla Cia nella data di mercoledì 16 febbraio) secondo alcuni esperti sarebbe più che concreto.

Lo si legge nel ritratto della possibile mossa di Mosca delineato da Lucio Caracciolo sul quotidiano La Stampa, in uno scenario dai tratti sinistri: “Dopodomani, mercoledì 16 febbraio, la Russia invaderà l’Ucraina“, scrive l’analista geopolitico secondo cui Putinnon vuole passare alla storia come lo zar che perse l’Ucraina“. Il presidente russo punterebbe a “piegare” Kiev anzitutto neutralizzandola in un limbo “fra sé e la Nato”, indebolendo così i nervi chiave del Paese.

E non è il solo a ipotizzare l’incipit di un attacco con “bombardamenti aeronavali“. Poche ore fa, intervenuto ai microfoni della Cnn, Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, ha dipinto le modalità con cui potrebbe scattare il presunto piano di invasione a partire da un primo lancio di missili e raid aerei.

Secondo la lettura di Sullivan, la Russia proseguirà con le forze di terra nel quadro di una offensiva che si profilerebbe come ormai prossima. Gli Stati Uniti ritengono che il Cremlino abbia schierato oltre 100mila soldati al confine con l’Ucraina, e nelle ultime ore emerge una stima al rialzo che porterebbe il numero di militari russi a circa 130mila.

L’Ucraina pronta a rinunciare all’obiettivo Nato per evitare la guerra, ma si prepara al conflitto

A irrobustire l’ipotesi che Putin stia puntando anzitutto a neutralizzare Kiev rispetto all’obiettivo di partecipare all’Alleanza Atlantica sarebbero le più recenti dichiarazioni dell’ambasciatore nel Regno Unito, Vadym Prystaiko, che ai microfoni di Bbc Radio 5 Live, riporta Agi, avrebbe preannunciato un passo indietro dell’Ucraina per evitare di arrivare a uno sbocco armato: il Paese potrebbe rinunciare al piano di adesione alla Nato se ciò contribuisse a scongiurare una guerra la Russia.

Nel frattempo Kiev si prepara al peggio, nonostante le “rassicurazioni” di Mosca e la trattazione dell’allarme lanciato dagli americani come “isteria“: “Quando ascoltiamo le dichiarazioni della Casa Bianca e di Downing Street sul fatto che la Russia avrebbe intenzione di attaccare, ci rendiamo conto che lo possono dichiarare solo persone folli“, queste le parole della portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Nelle ultime ore, riferiscono le principali agenzie citando un intervento del ministro della Difesa di Kiev, Oleksii Reznikov, dalla Lituania sarebbe stata concessa all’Ucraina una fornitura del sistema missilistico anti-aereo Stinger, 180 le tonnellate di munizioni trasferite dagli Stati Uniti per un totale di circa 1.500 dall’inizio della fase più acuta della crisi.

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