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Combattimenti in Ucraina, 150mila soldati russi al confine. Oggi vertice Biden, Ue e NATO, poi Draghi a Mosca

Escalation militare al confine dell'Ucraina, dove secondo fonti americane sarebbero presenti 150mila truppe russe. Stasera vertice tra USA, Ue e NATO, mentre ci sono contatti per un viaggio di Draghi a Mosca.
ucraina truppe russe

Non si ferma l’escalation militare nell’Est dell’Europa, nonostante il frenetico lavoro diplomatico delle scorse settimane. Al confine tra l’Ucraina e la Russia, il cessate il fuoco è stato ripetutamente violato a partire da giovedì 17 febbraio, mentre le truppe russe non danno segno di ritirarsi. Come dichiarato dal Segretario della Difesa statunitense, la presenza russa al fronte sarebbe arrivata a 150mila unità. Tra il Cremlino e Washington continuano i contatti telefonici, ma l’evoluzione della crisi ucraina rimane sul filo. Questa sera il presidente Joe Biden parteciperà a un vertice con Ue e NATO per discutere della reazione a un’eventuale invasione.

Ucraina in fiamme, combattimenti al confine: la paura di un’invasione

Un fronte sempre più caldo quello tra Ucraina e Russia. Secondo il New York Times, da 24 ore si susseguono i combattimenti tra le forze ucraine e i separatisti spalleggiati dalla Russia nel Donbass. Il ministro della Difesa ucraino ha denunciato ben 60 violazioni del cessate il fuoco, di cui 43 con armi pesanti, come l’uso dell’artiglieria. L’agenzia di informazione di Stato russa Interfax, però, rilancia accuse speculari da parte dei combattenti ribelli di Lugansk contro l’Ucraina, che come dichiarato dal ministro della Difesa russo Lavrov avrebbe impiegato “armi vietate dagli accordi di Minsk“.

Questa attività al confine viene vista come un pretesto costruito per giustificare un’eventuale invasione. La Russia, è il timore, potrebbe decidere di intervenire per proteggere la popolazione russofona che abita la regione del Donbass. Un concetto in parte confermato oggi da Putin durante la conferenza congiunta con il presidente bielorusso Lukashenko. “Portiamo avanti delle consultazioni con vari leader“, ha dichiarato il presidente Putin, “Questi negoziati stanno procedendo e possiamo constatare la presenza di veri e proprio sabotaggi degli accordi che erano stati precedentemente firmati.

In Ucraina c’è una violazione dei diritti dell’uomo e una discriminazione della popolazione che parla russo“.

L’opinione di fonti statunitensi è che sia questioni di giorni, dopo l’allarme lanciato già il 16 febbraio, individuato come il giorno programmato per l’azione russa. Il Segretario di Stato Antony Blinken ha dichiarato all’assemblea della Nazioni Unite di martedì che “Se la Russia non invade l’Ucraina, allora saremo sollevati che la Russia ha cambiato corso e dimostrato che le nostre previsioni erano sbagliate“.

150mila soldati russi schierati, telefonata USA-Russia

Nonostante il portavoce del presidente Vladimir Putin, Dmitry Peskov, abbia espresso “preoccupazione” per quanto sta avvenendo la confine del Donbass, le manovre militari della Russia non sembrano andare verso la de-escalation. Il segretario della Difesa statunitense Lloyd Austin ha dichiarato che “Nonostante la Russia abbia annunciato che avrebbe fatto tornare le sue forze nelle guarnigioni, dobbiamo ancora vederlo succedere“. Al confine ucraino intanto continuano a stazionare truppe russe, che secondo Austin sono arrivate alle 150mila unità.

Numeri che sarebbero anche maggiori, secondo Michael Carpenter, ambasciatore americano presso l’Osce. “Valutiamo che la Russia abbia ammassato fra i 169mila e i 190mila uomini in e attorno all’Ucraina, rispetto ai circa 100mila del 30 gennaio“, riporta Adnkronos, “È la più significativa mobilitazione militare in Europa dalla seconda guerra mondiale“.

Imponenti esercitazioni delle forze russe sono inoltre previste nel week end, dove verranno impiegati anche missili balistici e cruise. Le esercitazioni saranno supervisionate personalmente da Vladimir Putin, ha fatto sapere il Cremlino.

Nel frattempo, è di pochi minuti fa la notizia che si è concluso il colloquio telefonico tra Austin e il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu.

Il segretario della Difesa statunitense avrebbe chiesto nuovamente il ritiro delle truppe e una risoluzione diplomatica della crisi.

Vertice Biden, Ue e NATO sulla crisi ucraina: Draghi vola in Russia

È previsto per questa sera alle 20 un vertice tra il presidente Biden, la NATO e l’Unione europea, a cui parteciperà anche il presidente Mario Draghi. La discussione verterà sulla possibile replica a un’invasione russa, la possibilità di imporre sanzioni e le ricadute (specialmente energetiche) sui Paesi europei. Draghi dovrebbe inoltre volare prossimamente in Russia, come annunciato da Peskov, che dichiara come siano in corso contatti tra le ambasciate per definire le tempistiche. Il viaggio non sarebbe previsto prima della prossima settimana.

La crisi ucraina è inoltre il tema centrale dell’agenda della Conferenza di Monaco iniziata oggi, nonostante la vistosa assenza della Russia. Edgars Rinkevics, ministro degli Esteri lettone, ha dichiarato a Reuters a margine del summit sulla difesa che l’Occidente deve continuare a parlare alla Russia per evitare un’invasione dell’Ucraina. “Mentre i contatti diplomatici sono in corso rimane molto difficile per la Russia invadere e fare altri tipi di provocazione“, ha commentato Rinkevics. Dichiarazioni da Monaco sono arrivate anche dalla vicepresidente statunitense Kamala Harris: “Sosteniamo la diplomazia per il dialogo e le discussioni che abbiamo avuto con la Russia, ma siamo anche impegnati ad adottare azioni correttive per assicurare che ci saranno conseguenze severe“.

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