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Ucraina, la paura nei messaggi del soldato russo alla madre: “Ci avevano detto che ci avrebbero accolto”

Lo scambio di messaggi terrorizzati tra un giovane soldato russo e sua madre: "Si gettano sotto i cingolati dei nostri carri per non farci passare e ci chiamano fascisti".
Ucraina, la paura nei messaggi del soldato russo alla madre: "Ci avevano detto che ci avrebbero accolto"

Se l’avanzata dei russi in Ucraina nei giorni scorsi non è stata potente e fulminea come forse Vladimir Putin si aspettava è anche perché, se in Ucraina c’è un popolo che ha molto per cui reagire e combattere -e da difendere-, sui carri armati russi ci sono, né più né meno, dei soldati. Come tali, in molti casi non avevano previsto di essere nel bel mezzo di una guerra: questo quantomeno è quello che appare da uno scambio di messaggi tra un soldato russo rimasto ucciso e sua madre, letti dall’ambasciatore ucraino Sergiy Kyslytsya alle Nazioni Unite, per dimostrare il vero volto di un conflitto voluto da pochi e subito da moltissimi.

Russia, i messaggi della madre: “Stai davvero facendo le esercitazioni?”

Da qualche parte, in Russia, c’è una madre che ha perso un figlio. Questa stessa madre, fino a poco tempo fa, non sapeva neanche che il figlio fosse in guerra in Ucraina, e il figlio stesso era sconvolto all’idea di trovarcisi: è questo il messaggio drammatico dello scambio di sms tra una donna e suo figlio, un soldato russo che parrebbe essere rimasto ucciso negli scontri. C’è inconsapevolezza e paura nelle parole di entrambi, che faticano a capire cosa stia accadendo. “Ciao, come stai?

Perché è passato tanto tempo dalla tua ultima risposta? Stai davvero facendo le esercitazioni?”: questo scrive la donna, evidentemente preoccupata, mentre spiega al figlio che vuole sapere dove si trova e dove il padre può inviargli un pacco: “Mamma, non sono più in Crimea, non stiamo facendo un’esercitazione” spiega il ragazzo, costretto poi a rispondere alla madre che gli chiede cosa stia succedendo: “Mamma sono in Ucraina, c’è una guerra vera in corso qui”. Da lì parte lo sgomento del giovane soldato, che sembra ritrovarsi in una situazione inaspettata e che altri avevano dipinto a lui e quelli come lui in modo decisamente diverso: “Stiamo bombardando tutte le città, puntiamo anche i civili.

Ci avevano detto che ci avrebbero accolto, ma si gettano sotto i cingolati dei nostri carri per non farci passare e ci chiamano fascisti”. Poi la frase che tradisce la disperazione pura: “Mamma, è tutto così difficile”.

L’ambasciatore Sergiy Kyslytsya parla alle Nazioni Unite: la guerra “decisa da qualcuno che ora è in un bunker

Nel portare questa testimonianza, l’ ambasciatore Sergiy Kyslytsya mostra gli screenshot della conversazione via messaggio, e spiega che dalle ultime informazioni, pare che il ragazzo sia morto.

Kyslytsya ha portato alle Nazioni Unite le parole di un russo perché è importante mostrare come la bruttura della violenza si sta portando via le vite di tutti, e per mostrare che in Ucraina sono stati mandati a combattere ragazzi giovani, inconsapevoli e, in ultima analisi, che non vogliono essere lì.

L’ambasciatore ucraino ha parlato in modo molto chiaro, non temendo di fare parallelismi tra Putin e Adolf Hitler: “La Russia, e la Russia sola, ha cominciato quest’invasione, ora aiutata dalla Bielorussia. Questa guerra non è stata provocata, è stata decisa da qualcuno che ora è in un bunker.

Sappiamo cosa è successo con la persona che stava seduta in un bunker nel 1945”.

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