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I Berlusconi e le auto elettriche cinesi: scoppia il caso dell’affare Dongfeng. Cosa c’è davvero dietro

Pubblicato: 26/04/2024 13:40
Berlusconi Dongfeng

Mentre il colosso cinese dell’auto Dongfeng risulta essere in trattative con il governo per la produzione di automobili in Italia, valutando la possibilità di aprire un impianto che sia in grado di produrre più di 100mila veicoli all’anno nel nostro Paese, ecco spuntare nell’affare la famiglia Berlusconi. Del resto non è un segreto che il governo punta ad attirare in Italia un secondo produttore di auto, dopo lo scontro con Stellantis. E Qian Xie, a capo del business europeo del gruppo cinese, ha sottolineato che “l’Italia è uno dei mercati automobilistici più grandi d’Europa e per una casa automobilistica cinese avere una produzione locale significa anche poter distribuire meglio in tutti gli altri Paesi dell’area”. E così, il 21 febbraio scorso è nata Df Italia, una società che importerà i brand del colosso automobilistico cinese Dongfeng Motors. Paolo Berlusconi con la figlia Alessia, attraverso la Pbf, sono i soci fondatori con il 10% della società; il 90%, invece, appartiene a Car Mobility, un’altra società che, attraverso la finanziaria Tailor Finance, fa capo a Bruno Giovanni Mafrici e a Giorgio Ratto. (Continua a leggere dopo la foto)
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Con i modelli del marchio Voyah il gruppo Dongfeng ha dunque debuttato in Italia al Salone del Mobile di Milano, dove sono stati presentati il suv elettrico Free – appunto -, la monovolume Dream e il progetto di un’avveniristica auto a guida autonoma Icozy. Il partner finanziario del progetto Df Italia è Ca Auto Bank, la banca controllata da Crédit Agricole Consumer Finance. Bruno Mafrici, ceo di Dongfeng Italia e Car Mobility, ha dichiarato: “Siamo felici di lanciare Voyah e i suoi nuovi modelli proprio a Milano in questi giorni così intensi, fatti di commistione tra design e tecnologia, lusso ed innovazione, ricerca e sostenibilità. Vogliamo raccontare attraverso le nostre creazioni come l’innovazione stia cambiando il concetto stesso di mobilità e quali siano i nostri progetti per un futuro che, come recita il claim scelto, sia appunto in armonia”.

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