
Un intervento acceso, diretto, senza filtri. Così Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, ha catturato l’attenzione del pubblico durante la puntata de L’aria che tira, il talk show di La7 condotto da David Parenzo. L’infettivologo, volto ormai noto del dibattito pubblico sul Covid-19 e sulla campagna vaccinale, ha dato voce a un sentimento di esasperazione che sembra covare da tempo: «Questa è l’Italia. Cioè, anziché dire grazie per quello che hai fatto tu e, insieme a te, altri medici, trovi chi allo stadio rischia di darti due sberle perché tu hai propagandato i vaccini. Purtroppo il mondo è pieno di cretini».
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Le sue parole, pronunciate con tono fermo e visibilmente provato, hanno immediatamente acceso il dibattito in studio e sui social. Un grido di frustrazione che riflette la stanchezza del personale sanitario dopo anni di attacchi, minacce e delegittimazioni seguite alla gestione della pandemia.
L’amarezza di un medico in prima linea
Il professore ligure non ha mai nascosto la propria irritazione verso chi, ancora oggi, mette in dubbio l’importanza dei vaccini e del lavoro svolto dai medici durante l’emergenza sanitaria. Nel suo intervento televisivo, Bassetti ha voluto denunciare un clima di aggressività e disinformazione che continua a colpire chi si è schierato apertamente a favore della scienza e della prevenzione.

Il riferimento al presunto episodio dello stadio, dove sarebbe stato minacciato per le sue posizioni pro-vaccino, è emblematico: il medico si è trovato spesso al centro di attacchi verbali e insulti sui social, un fenomeno che negli ultimi anni ha riguardato diversi operatori sanitari e scienziati impegnati nella comunicazione pubblica. «Purtroppo il mondo è pieno di cretini» – ha ripetuto con amarezza – sintetizzando in poche parole la distanza tra la competenza scientifica e una parte dell’opinione pubblica sempre più diffidente verso la medicina.
La difesa della scienza e il ruolo dei medici
Lo sfogo di Bassetti arriva in un momento in cui il dibattito sulla fiducia nella scienza torna centrale. Le sue parole rappresentano un messaggio forte a sostegno del lavoro di migliaia di medici e infermieri che, durante la pandemia, hanno affrontato condizioni estreme, spesso senza ricevere il giusto riconoscimento.
Nel suo intervento, l’infettivologo non ha solo difeso se stesso, ma anche una categoria che, a suo dire, ha subito «un processo pubblico ingiusto» da parte di chi ha preferito dare credito a teorie complottiste e disinformazione mediatica. Bassetti ha più volte ricordato che «la scienza non è opinione, ma metodo e sacrificio», sottolineando come il lavoro svolto in corsia durante l’emergenza sanitaria sia stato fondamentale per salvare vite e contenere la diffusione del virus.
#Bassetti: “Invece che ringraziarmi per quello che ho fatto, ho rischiato due sberle allo stadio per aver propagandato i vaccini.”
— Riccardo Romani (@RRomani1973) November 10, 2025
Cioè, lui stesso dice di aver fatto propaganda sui vaccini. pic.twitter.com/vYVZxhkfYn
La solitudine degli esperti sotto attacco
L’intervento a L’aria che tira ha riportato in primo piano un tema che accompagna da mesi il dibattito sulla comunicazione sanitaria: la solitudine degli esperti che hanno affrontato in prima persona la tempesta mediatica della pandemia. Bassetti, come altri infettivologi e virologi noti al pubblico televisivo, è diventato bersaglio di campagne d’odio e minacce personali, spesso legate alla diffusione di notizie false o manipolate.
La frustrazione espressa in diretta nasce da questa esperienza. «Anziché dire grazie per quello che hai fatto tu e altri medici, trovi chi ti aggredisce» – ha dichiarato – evidenziando quanto sia difficile oggi mantenere un dialogo razionale su temi di salute pubblica. Le sue parole trovano eco in una parte del mondo medico che chiede maggior tutela per chi lavora nella comunicazione scientifica e nella divulgazione istituzionale.

Reazioni e riflessioni dopo lo sfogo
Lo sfogo di Matteo Bassetti non è passato inosservato. In pochi minuti il video del suo intervento ha fatto il giro dei social, dividendo gli utenti tra chi ha espresso solidarietà e sostegno al medico e chi, invece, lo ha accusato di arroganza o di voler alimentare la polemica. Ma al di là delle reazioni immediate, le sue parole aprono un tema più profondo: quello della crisi di fiducia nella scienza e del rapporto sempre più fragile tra cittadini e istituzioni sanitarie.
Bassetti, da tempo impegnato anche sul fronte della comunicazione pubblica, ha spesso ricordato come la diffusione delle fake news rappresenti oggi una delle principali minacce alla salute collettiva. La sua invettiva televisiva, pur nella durezza dei toni, va letta come un atto di difesa nei confronti di un mondo medico troppo spesso lasciato solo, costretto a giustificarsi davanti a un’ondata di sfiducia alimentata da anni di polemiche.
La rabbia di un uomo, non solo di un medico
Quello che è andato in onda su La7 non è solo lo sfogo di uno scienziato, ma la rabbia di un uomo che ha vissuto in prima persona il peso della pandemia e la conseguente ondata di ostilità. In un contesto mediatico dove le opinioni spesso si confondono con i fatti, la voce di Matteo Bassetti si è fatta più aspra ma anche più umana. Il suo «purtroppo il mondo è pieno di cretini» non è soltanto un insulto, ma una denuncia: la difficoltà di vivere in un Paese in cui chi si affida alla scienza viene ancora messo sotto accusa.
Un messaggio che invita a riflettere sul valore del rispetto per la competenza, sul bisogno di educazione scientifica e sulla necessità di proteggere chi, in nome della salute pubblica, continua a parlare chiaro anche quando farlo costa caro.


