
Alberto Stefani (QUI la sua scheda) è il nuovo presidente della Regione Veneto. Lo scrutinio, ancora in corso ma ormai consolidato, indica una vittoria ampia del candidato del centrodestra, che supera il 64% delle preferenze e inaugura una nuova fase politica dopo i tre mandati di Luca Zaia. Il voto del 23 e 24 novembre, segnato da un’affluenza molto bassa, conferma il radicamento della coalizione in una regione considerata da anni un suo bastione elettorale.
Risultati e scenario del voto
Con oltre quattromila sezioni scrutinate su 4.729, Stefani si attesta al 64,36%, distanziando nettamente Giovanni Manildo, che per il centrosinistra raggiunge il 28,9%. La sorpresa della tornata elettorale è la performance di Riccardo Szumski, medico noto per le sue posizioni contro le vaccinazioni obbligatorie, che ottiene il 5,12%. Le altre candidature restano su percentuali marginali, con Marco Rizzo poco sopra l’1% e Fabio Bui sotto lo 0,6%.
Il dato più politico della giornata (QUI la diretta) è l’affluenza, ferma attorno al 44,6%. Una partecipazione così bassa apre interrogativi sul rapporto tra cittadini e istituzioni regionali, indicando una crescente difficoltà dei partiti nel mobilitare il territorio.
Le parole di Stefani e le prime linee programmatiche
Nel suo primo intervento, Stefani ha ribadito la volontà di essere «il presidente di tutti i veneti», richiamando la definizione di “sindaco dei veneti” usata in campagna elettorale per descrivere un approccio pragmatico, non conflittuale e centrato sui bisogni delle comunità locali. Al nuovo presidente spetterà la gestione di dossier cruciali, a partire dalla sanità, storicamente uno dei punti più sensibili per la regione.
Il programma di Stefani prevede un rafforzamento del percorso verso l’autonomia differenziata, un potenziamento della sanità territoriale, investimenti nelle infrastrutture e un ripensamento della gestione autostradale con l’obiettivo di trattenere più risorse a livello regionale.
Il risultati dei partiti e gli equilibri del centrodestra
La distribuzione dei voti alle liste conferma la Lega come primo partito regionale con il 36,18%. Fratelli d’Italia segue con circa il 18,7%, mantenendo un peso significativo nella coalizione, mentre il Partito Democratico si colloca tra il 16,6% e il 17%. Forza Italia resta poco sopra il 6%, Alleanza Verdi e Sinistra attorno al 4,6% e il Movimento 5 Stelle su livelli molto bassi, tra il 2% e il 3%.
Il risultato rafforza la posizione della Lega all’interno del centrodestra veneto e nazionale, soprattutto alla luce del passaggio di consegne da Zaia a un nuovo leader che dovrà ora consolidare il proprio profilo istituzionale.
Le sfide del nuovo mandato
La composizione della futura giunta sarà uno dei primi passaggi politici del nuovo corso. Sanità, infrastrutture e politiche abitative per i giovani rappresentano le aree più urgenti di intervento, insieme al tema dell’autonomia regionale, che per il Veneto continua a essere una priorità strategica.
Il voto in Veneto si inserisce nella più ampia tornata elettorale che ha coinvolto anche Puglia e Campania, dove lo scrutinio è ancora in corso e il quadro politico resta in evoluzione.


