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Primarie del campo largo, spunta l’ipotesi Renzi: l’ex premier pronto a sfidare Conte e Schlein?

Pubblicato: 19/08/2026 15:50

E se alla fine Matteo Renzi decidesse di candidarsi personalmente alle primarie del campo largo? Nel centrosinistra continua la ricerca del nome capace di inserirsi nella partita per la leadership accanto a Elly Schlein e Giuseppe Conte, mentre nell’area centrista e riformista vengono alternativamente indicati sindaci, amministratori e personalità della società civile. Ma tra le ipotesi che cominciano a circolare ce n’è una decisamente più dirompente: quella di una discesa in campo dello stesso leader di Italia Viva.

Per il momento non esiste alcuna candidatura ufficiale e sarebbe prematuro trasformare un retroscena in una decisione già presa. L’ipotesi è stata rilanciata anche dal Foglio e negli ambienti di Italia Viva non arrivano conferme, ma neppure una chiusura definitiva. E più il campo largo fatica a trovare un terzo nome capace di rappresentare l’area riformista, più la possibilità che sia Renzi a giocare direttamente la partita acquista una sua logica politica.

Da Salis a Gori e Manfredi, il rebus del terzo candidato

Nelle ultime settimane il borsino delle possibili primarie si è progressivamente allungato. Accanto ai due protagonisti naturali, Schlein per il Pd e Conte per il Movimento 5 Stelle, sono circolati soprattutto nomi provenienti dall’area amministrativa e civica. Silvia Salis è stata indicata più volte come una delle candidature potenzialmente più competitive, ma sono entrati nella discussione anche Giorgio Gori, Gaetano Manfredi ed Ernesto Maria Ruffini.

Renzi ha finora preferito comportarsi da regista dell’area riformista, insistendo in particolare sul nome della sindaca di Genova. Il ragionamento è quello di costruire all’interno della coalizione una componente centrista riconoscibile, capace di partecipare al campo largo senza essere assorbita né dal Pd né dall’asse formato da M5S e Alleanza Verdi Sinistra.

La proliferazione delle candidature, tuttavia, segnala anche una difficoltà: il nome capace di mettere d’accordo l’intera area riformista ancora non c’è. E ogni candidatura lanciata nel dibattito rischia di essere consumata prima ancora che siano state definite le regole delle eventuali primarie.

E se il candidato fosse proprio Renzi?

È in questo vuoto che potrebbe inserirsi Matteo Renzi. Se l’ex presidente del Consiglio ritiene che la vera partita non riguardi soltanto il nome del candidato premier, ma l’identità politica che il centrosinistra dovrà assumere per provare a battere Giorgia Meloni, affidare questa battaglia a un’altra figura significherebbe inevitabilmente delegarne almeno una parte.

Una candidatura personale eliminerebbe il problema. Renzi potrebbe presentarsi direttamente agli elettori delle primarie con una piattaforma riformista, europeista e centrista, contrapponendola sia alla linea del Pd di Schlein sia a quella del Movimento 5 Stelle di Conte.

La competizione cambierebbe così natura. Non sarebbe più soltanto una sfida Conte-Schlein per stabilire chi debba guidare il campo largo, ma diventerebbe un confronto a tre sulla direzione politica dell’intera coalizione.

Il vantaggio: Renzi non deve farsi conoscere

A differenza di un candidato civico, Renzi avrebbe almeno un vantaggio evidente: non avrebbe bisogno di costruire da zero un’identità politica. Gli elettori conoscono già le sue posizioni, la sua esperienza di governo e il progetto che intende rappresentare. Nel bene e nel male, la sua figura non richiede presentazioni.

L’ex premier dispone inoltre di una struttura politica organizzata e di un proprio nucleo elettorale. Italia Viva attraversa una fase difficile nei sondaggi, stabilmente intorno o al di sotto della soglia del 3%, ma proprio questa debolezza potrebbe diventare uno degli argomenti a favore della scommessa.

Renzi avrebbe infatti molto da guadagnare da una competizione capace di riportarlo al centro del dibattito nazionale e relativamente poco da difendere sul piano delle attuali percentuali. Una buona prestazione alle primarie potrebbe rilanciare il peso negoziale dell’intera area riformista anche qualora non arrivasse la vittoria.

Una sfida diretta con Conte

La candidatura assumerebbe un significato particolare soprattutto nel confronto con Giuseppe Conte. Tra Italia Viva e Movimento 5 Stelle le distanze sono profonde su diversi dossier, dalla politica estera al rapporto con l’Europa, passando per le politiche economiche e la concezione stessa del campo progressista.

Renzi potrebbe utilizzare le primarie proprio per costringere la coalizione a discutere apertamente di queste differenze. Ucraina, collocazione internazionale dell’Italia, politica economica, rapporto con le imprese e ruolo del centro diventerebbero inevitabilmente temi della campagna.

La stessa discussione sul campo largo cambierebbe prospettiva: non più soltanto quali partiti debbano farne parte, ma quale compromesso programmatico debba permettere loro di governare insieme dopo le elezioni.

E Schlein rischierebbe una partita ancora più complicata

Una candidatura Renzi avrebbe conseguenze anche per Elly Schlein. La segretaria democratica si troverebbe stretta tra Conte, capace di intercettare una parte dell’elettorato collocato alla sinistra del Pd, e l’ex premier, che proverebbe invece a conquistare voti nell’area moderata e riformista dello stesso partito.

Il problema sarebbe simile, anche se politicamente differente, a quello già sollevato dall’eventuale candidatura di Silvia Salis: il voto democratico potrebbe dividersi tra più opzioni, mentre Conte potrebbe contare su un elettorato pentastellato maggiormente concentrato sul proprio leader.

Molto dipenderebbe naturalmente dalle regole: eventuale doppio turno, platea degli elettori, modalità di registrazione e numero dei candidati potrebbero modificare radicalmente i rapporti di forza.

Renzi conosce bene le primarie

C’è poi un elemento biografico impossibile da ignorare. Matteo Renzi conosce le primarie meglio di quasi tutti gli attuali protagonisti del centrosinistra. Nel 2012 sfidò Pier Luigi Bersani per la candidatura alla presidenza del Consiglio e venne sconfitto al ballottaggio; l’anno successivo conquistò invece la segreteria del Partito Democratico attraverso le primarie, ripetendo la vittoria nel 2017.

Sa quindi quanto una consultazione di questo tipo possa trasformarsi in uno strumento per andare oltre il peso organizzativo del proprio partito e costruire una campagna direttamente rivolta agli elettori. Ma conosce anche il rischio di una sconfitta personale, che questa volta coinvolgerebbe inevitabilmente anche il futuro di Italia Viva e del progetto centrista.

Una scommessa ad alto rischio, ma con una sua logica

Per ora resta un’ipotesi. Renzi non ha annunciato la propria candidatura e le primarie del campo largo non sono state ancora formalmente definite. Prima ancora dei nomi, le forze dell’opposizione dovranno stabilire programma, perimetro della coalizione e metodo per individuare la leadership.

Ma proprio l’incertezza rende interessante il retroscena. Dopo settimane trascorse a cercare un sindaco, un civico, un federatore o una personalità esterna ai partiti, l’area riformista potrebbe arrivare alla conclusione che il candidato più immediatamente riconoscibile sia proprio il suo leader.

Con Italia Viva ancora in difficoltà nei sondaggi, una candidatura alle primarie rappresenterebbe certamente un rischio. Potrebbe però offrire a Renzi ciò che la semplice trattativa tra partiti difficilmente gli garantirebbe: un palcoscenico nazionale sul quale misurare direttamente il peso della propria proposta politica. E trasformare una partita apparentemente destinata a essere giocata tra Conte e Schlein in una competizione molto più imprevedibile.

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