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“Ho un tumore al cervello in fase terminale”. L’annuncio shock del campione scuote tutti

Pubblicato: 12/12/2025 08:50

Una notizia drammatica scuote il mondo dello sport statunitense: Jason Collins, ex centro NBA noto per la sua lunga carriera tra Nets, Hawks e Boston Celtics, ha rivelato di essere affetto da un glioblastoma allo stadio 4, una delle forme più aggressive e letali di tumore al cervello. L’annuncio, affidato a una dichiarazione pubblica raccolta da Ramona Shelburne di ESPN, ha confermato ciò che da settimane circolava come timore: le sue condizioni sono molto gravi, e la prognosi purtroppo è limitata.
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Collins, che ha da poco compiuto 47 anni, aveva già informato il pubblico lo scorso settembre, quando la sua famiglia aveva diffuso una nota volutamente vaga parlando di un “tumore”. Questa volta, però, l’ex atleta ha scelto la via della piena trasparenza, definendo necessario raccontare in prima persona la natura della malattia che lo ha colpito. Un gesto di coraggio che ha immediatamente suscitato reazioni di solidarietà nel mondo della pallacanestro e non solo.

Il racconto della malattia e la diagnosi

Nel suo lungo intervento, Collins ha spiegato come la scoperta del tumore sia avvenuta in modo improvviso e destabilizzante. Il primo campanello d’allarme è arrivato in un momento che avrebbe dovuto essere felice: pochi mesi dopo il matrimonio con il produttore cinematografico Brunson Green. L’ex centro NBA ha ricordato un episodio apparentemente banale ma rivelatore: mentre si preparava a partire per gli US Open di tennis, si è accorto di non riuscire nemmeno a fare la valigia. Una visita di controllo e una successiva TAC hanno evidenziato la necessità urgente di approfondimenti specialistici.

Da lì, il quadro clinico è apparso subito preoccupante. Collins ha raccontato di aver improvvisamente perso la capacità di svolgere azioni quotidiane, come spegnere un elettrodomestico, segno che il tumore stava già interferendo con funzioni cognitive fondamentali. I familiari hanno descritto una perdita della memoria a breve termine e difficoltà di comprensione, sintomi compatibili con la natura fortemente invasiva del glioblastoma. L’ex giocatore ha definito la massa tumorale “un mostro con i tentacoli grosso come una palla da baseball”, un’immagine cruda che restituisce la violenza con cui la malattia si manifesta.

Nonostante le terapie, comprese quelle sperimentali, il tumore progredisce rapidamente. Le possibilità di cura sono estremamente limitate e la sua prospettiva di vita, ha ammesso Collins, non va oltre un anno.

L’ironia come scudo e il legame con il basket

In mezzo a una testimonianza così dura, Collins ha mantenuto quello spirito combattivo che aveva caratterizzato la sua carriera in campo. Con un pizzico di umorismo ha raccontato che, nei giorni in cui la radioterapia gli dava un po’ di sollievo, si è detto: “Stai zitto e vai a giocare contro Shaq”. Un riferimento alla fisicità dominante di Shaquille O’Neal, che lui stesso definisce “la sfida più grande che tu puoi affrontare nel basket”. Un modo, forse, per ricordare a sé stesso che nonostante la malattia non ha intenzione di arrendersi alla paura.

Il ritorno improvviso alla ribalta è l’ultima cosa che Collins avrebbe voluto. Da oltre dieci anni, infatti, aveva chiuso la carriera professionistica, mantenendo un profilo discreto. Ma oggi la sua storia torna al centro della scena, spinta dalla forza di una testimonianza che non cerca pietà, bensì consapevolezza: quella necessaria per affrontare una delle battaglie più difficili della vita.

Il suo annuncio, carico di lucidità e dolore, lascia un segno profondo nel mondo dello sport, ricordando quanto la fragilità umana possa colpire anche chi per anni è stato simbolo di forza fisica e determinazione.

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