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La Corte di Appello libera l’imam Mohamed Shahin. Il Viminale valuta ricorso. Meloni contro i giudici

Pubblicato: 15/12/2025 19:27

Mohamed Shahin è libero. L’imam di Torino ha lasciato il Cpr di Caltanissetta dopo la decisione della Corte di Appello di Torino, che ha disposto la cessazione del suo trattenimento. Contestualmente, all’uomo è stato consegnato un permesso di soggiorno provvisorio emesso dalla Questura di Caltanissetta.

La decisione della Corte arriva dopo il ricorso presentato dai legali di Shahin, che hanno sostenuto come, alla luce di nuova documentazione, non vi fossero elementi tali da configurare un pericolo per la sicurezza dello Stato o dell’ordine pubblico. I giudici hanno sottolineato che l’imam vive in Italia da oltre vent’anni ed è completamente incensurato, escludendo la sussistenza di una pericolosità concreta e attuale.

La premier Giorgia Meloni è intervenuta sui social, criticando la decisione: «Come facciamo a difendere la sicurezza degli italiani se ogni iniziativa in questo senso viene annullata da alcuni giudici?» ha scritto, sottolineando le dichiarazioni di Shahin sull’attacco del 7 ottobre 2023, che aveva definito un atto di “resistenza”.

Il provvedimento di espulsione, firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, era motivato da ragioni di sicurezza nazionale. Piantedosi aveva precisato che non si trattava di discriminazione religiosa, ma di comportamenti e frequentazioni ritenute rischiose per la sicurezza del Paese.

I giudici della Corte di Appello hanno invece affermato che le frasi pronunciate dall’imam non costituiscono di per sé un elemento di pericolosità, trattandosi di espressioni rientranti nel diritto di manifestare il proprio pensiero, tutelato dagli articoli 21 della Costituzione e 10 della Cedu. Hanno inoltre evidenziato che Shahin si è dichiarato contrario a ogni forma di violenza.

La difesa di Shahin aveva presentato nuovi elementi, tra cui l’archiviazione da parte della procura di Torino di una denuncia per le frasi pronunciate durante una manifestazione Pro-Pal. L’imam aveva anche dichiarato di non sostenere Hamas e di rispettare le leggi, sottolineando come in Egitto sarebbe stato perseguitato per le sue opinioni.

Di conseguenza, l’espulsione non è più esecutiva. I giudici siciliani hanno sospeso il rigetto della richiesta di protezione internazionale presentata alla Commissione territoriale di Siracusa, consentendo a Shahin di rimanere in Italia in attesa della conclusione dell’iter sulla sua domanda di asilo politico.

Le reazioni politiche sono state immediate e contrastanti. Il centrodestra ha definito la decisione «uno schiaffo allo Stato», con esponenti di Fratelli d’Italia e Lega che hanno denunciato la “politicizzazione della magistratura” e il rischio per la sicurezza dei cittadini.

Di segno opposto, esponenti della sinistra e di gruppi per i diritti civili hanno salutato la decisione come una vittoria per lo stato di diritto, evidenziando come Shahin rischiasse la deportazione dopo una vita trascorsa in Italia e criticando le azioni del governo e del ministro Piantedosi.

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