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Giorgetti sblocca la manovra: 3,5 miliardi alle imprese e intesa sull’oro di Bankitalia

Pubblicato: 15/12/2025 17:01

ROMA – Un annuncio arrivato a sorpresa, in modo quasi teatrale, come era già accaduto al momento del suo ingresso in Senato pochi minuti prima dell’avvio dell’ufficio di presidenza della commissione Bilancio. Davanti a senatori di maggioranza e opposizione, chiamati a sciogliere i nodi di una manovra finita in stallo, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha messo sul tavolo nuove risorse per le imprese: 3,5 miliardi di euro destinati a rafforzare misure che non sono riuscite a soddisfare tutte le richieste arrivate dal sistema produttivo.

Le risorse, come già emerso nei giorni scorsi, serviranno a compensare strumenti molto utilizzati come Transizione 5.0 e i crediti di imposta per gli investimenti nella Zes, la zona economica speciale. Una parte dei fondi sarà inoltre impiegata per contrastare il caro-materiali, che continua a pesare sui conti delle aziende. Il pacchetto confluirà in un emendamento alla legge di bilancio atteso in commissione nel pomeriggio.

Lasciando Palazzo Madama al termine della riunione, il titolare del Tesoro ha anticipato il senso dell’intervento: “Abbiamo avuto domande significative, oltre le previsioni, sulla Zes e su Transizione 5.0, che – spiega – riteniamo almeno ragionevolmente di dover coprire”. Un segnale chiaro rivolto al mondo produttivo, ma anche ai parlamentari chiamati a sbloccare l’iter della manovra.

Ponte sullo Stretto, oro di Bankitalia e nodi europei

Nell’emendamento troverà spazio anche la riprogrammazione dei finanziamenti per il Ponte sullo Stretto, prendendo atto dell’impossibilità di avviare i lavori entro l’anno dopo lo stop della Corte dei conti. A copertura dell’intero pacchetto sono previste anche misure sulla previdenza complementare e un nuovo contributo a carico delle assicurazioni.

Il confronto parlamentare è stato l’occasione anche per chiarire il delicato dossier sull’oro di Bankitalia, oggetto di un emendamento di Fratelli d’Italia. “Ho voluto chiarire al Parlamento la questione perché ne hanno letto solo sui giornali e mi sembrava corretto”, ha spiegato Giorgetti, aggiungendo: “Siamo a posto, nella riformulazione che ho presentato a nome del governo riteniamo che la questione possa essere chiusa”.

Il riferimento è al testo riformulato dal Mef e trasmesso alla presidente della Bce, Christine Lagarde, che conferma come la detenzione e la gestione delle riserve auree restino in capo a via Nazionale, precisando che i lingotti sono iscritti nel bilancio di Bankitalia e richiamando i Trattati europei. La mediazione politica si concentra in una formula: l’oro appartiene al popolo italiano, come già oggi, ma nel rispetto del ruolo del sistema delle banche centrali.

Chiusa questa partita, resta aperto il fronte con la Bce sulla tassazione delle banche. Nel parere firmato da Lagarde, l’Eurotower avverte che le misure previste “aumentino il carico fiscale effettivo sul settore bancario” e che l’aumento della pressione fiscale “potrebbe pregiudicare l’erogazione del credito all’economia”, aggravando l’incertezza in un contesto macroeconomico già complesso. Un richiamo che il governo dovrà ora valutare mentre la manovra entra nella sua fase più delicata.

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