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Europa, accordo sul prestito all’Ucraina: 90 miliardi garantiti dal bilancio europeo

Pubblicato: 19/12/2025 07:39

In piena notte, a Bruxelles, i leader europei hanno chiuso un negoziato che si trascinava da settimane e hanno trovato l’intesa sul finanziamento all’Ucraina per il biennio 2026-2027. La soluzione scelta è quella del prestito da 90 miliardi, a tasso zero, garantito dal bilancio Ue e dunque sostenuto da debito comune. Accantonata, almeno per ora, l’ipotesi più controversa: l’utilizzo diretto degli asset russi congelati.

La decisione arriva dopo una lunga mediazione notturna e segna una svolta rispetto alle proposte iniziali della Commissione. L’Unione europea ha scelto una strada tradizionale, rinunciando a un’opzione che aveva sollevato forti perplessità giuridiche e politiche tra diversi governi, soprattutto sul piano delle conseguenze internazionali.

Stop agli asset russi, sconfitta politica per von der Leyen

Il compromesso rappresenta una sconfitta politica per la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e per il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che avevano spinto fino all’ultimo per l’uso delle risorse russe congelate, evitando al contempo l’emissione di nuovi eurobond. I beni di Mosca resteranno immobilizzati, ma non verranno utilizzati in questa fase per finanziare Kiev. La Commissione proseguirà solo un approfondimento tecnico, rinviando ogni decisione a data da destinarsi.

Secondo quanto spiegato dallo stesso Merz, gli asset russi potrebbero eventualmente essere impiegati in futuro per ripagare il prestito, qualora la Russia non contribuisse alla ricostruzione dell’Ucraina. Per ora, però, restano congelati e fuori dal meccanismo di finanziamento.

Astensioni e cooperazione rafforzata

Il via libera non è arrivato formalmente all’unanimità. Ungheria e Slovacchia si sono astenute, mentre la Repubblica Ceca, pur votando a favore della procedura, non parteciperà alle garanzie. Il prestito verrà quindi attivato attraverso una cooperazione rafforzata, senza il coinvolgimento diretto di Budapest e Bratislava. Un passaggio che conferma ancora una volta la linea attendista di Viktor Orban, che si è sfilato nel momento decisivo.

Rispetto alle premesse della Commissione, che aveva stimato in 135 miliardi il fabbisogno complessivo di Kiev, la soluzione finale risulta ridimensionata ma immediatamente operativa. Von der Leyen ha difeso la scelta ricordando che le opzioni sul tavolo erano due e che gli Stati membri hanno deciso di puntare sull’indebitamento dell’Ue, sottolineando come la vera vittoria resti comunque l’immobilizzazione degli asset russi.

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha rivendicato il risultato parlando di un impegno mantenuto, mentre il premier belga Bart De Wever, tra i più critici sull’uso dei beni congelati, ha espresso soddisfazione per aver “evitato il caos”.

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