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Grande Fratello, chi figuraccia Simona Ventura! Se ne sono accorti tutti

Pubblicato: 19/12/2025 07:47

Doveva essere il ritorno naturale, quasi fisiologico, e invece si è trasformato in una figuraccia che ha fatto rumore proprio perché inattesa. Simona Ventura, richiamata al Grande Fratello come garanzia di mestiere e personalità, è apparsa fin dall’inizio fuori asse, compressa dentro un format che non le ha mai lasciato spazio. La prima serata, quella che avrebbe dovuto rimetterla al centro della scena, l’ha restituita al pubblico in versione ridotta, irrigidita, stranamente passiva. Non la condottiera, ma una presenza obbligata, inchiodata a un copione che sembrava scritto per chiunque tranne per lei.

Il vero protagonista dell’edizione, più ancora dei concorrenti e degli ascolti mosci, è stato il gobbo. Anzi, il gobbolo. Non uno strumento di supporto, ma una specie di macigno narrativo, una protesi che ha finito per dominarla. Ventura non lo usava: ne era usata. Lo seguiva come si segue un sentiero obbligato nel bosco, senza mai poter deviare. Più che una conduttrice sembrava una burrattina, tirata da fili invisibili, costretta a leggere, rileggere, inseguire tempi e battute che non le appartenevano. Il paradosso era tutto lì: una donna che ha sempre fatto della libertà televisiva il suo marchio, ridotta a esecutrice, bloccata, quasi imbalsamata.

Il gobbolo diventava così una gabbia mobile, una sorta di collare elettronico che impediva qualsiasi scarto, qualsiasi improvvisazione. Ogni volta che provava ad alzare lo sguardo, a riprendersi la scena, il testo la risucchiava giù. Non più burattinaia del gioco, ma personaggio secondario del suo stesso programma. Una condizione innaturale, che col passare delle puntate si è fatta sempre più evidente e sempre più stancante, anche per chi guardava da casa.

A peggiorare il quadro ci hanno pensato i ascolti, quelli che ti fanno capire presto che stai trascinando la carretta nel vuoto. Da lì in poi la conduzione è sembrata andare in modalità sopravvivenza, senza più ambizione né rabbia. Gli opinionisti, lasciati a fare tappezzeria, completavano il senso di immobilità generale. Tutto fermo, tutto spento, tutto inutile.

Solo a notte fonda, quando il gobbolo mollava la presa e il programma si avviava alla chiusura, riaffiorava per qualche istante la Ventura vera: un ballo, una risata, un gesto fuori copione. Lampi tardivi, quando ormai la figuraccia era compiuta. Finire è importante, sì. Ma quando il prezzo è rinunciare a se stessi, forse non ne vale la pena.

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