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Via libera del Senato alla manovra: sì alla quarta legge di bilancio del governo Meloni

Pubblicato: 23/12/2025 16:37

Manovra 2026, on 110 voti favorevoli, l’Aula del Senato ha approvato la quarta legge di bilancio del governo Meloni, al termine di un iter parlamentare complesso e segnato da tensioni politiche, correzioni last minute e un ricorso decisivo al voto di fiducia. Il provvedimento passa ora alla Camera, dove l’ultimo via libera è atteso per il 30 dicembre.

Manovra 2026, un percorso accidentato tra tagli, stralci e maxi-emendamento

L’approvazione arriva dopo un percorso definito dagli stessi protagonisti accidentato. Nel corso dell’esame sono finite al centro del confronto misure controverse, dal riscatto della laurea allo scudo per le imprese con lavoratori sottopagati, fino al condono edilizio.
Prima del voto finale, la commissione Bilancio è tornata a riunirsi per esaminare il maxi-emendamento del governo, che ha stralciato cinque norme in seguito ai rilievi del Quirinale. L’ultimo passaggio decisivo è stato il voto di fiducia, approvato con 113 sì, che ha blindato il testo.

Pensioni e tensioni nella maggioranza

Uno dei nodi più delicati ha riguardato il capitolo pensioni, che ha fatto emergere una spaccatura interna alla Lega. Le divergenze hanno alimentato voci di un gelo tra il leader del Carroccio Matteo Salvini e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, principale architetto della manovra.
Il vicepremier ha però minimizzato pubblicamente: «Nessun gelo», ha assicurato, provando a ricondurre il confronto a una normale dialettica interna alla maggioranza.

Giorgetti: “Manovra da 22 miliardi, fatte cose quasi impossibili”

A rivendicare il risultato è stato proprio Giancarlo Giorgetti, che ha parlato di una manovra dal valore complessivo di circa 22 miliardi di euro. Un importo cresciuto rispetto ai 18,7 miliardi iniziali, grazie agli ultimi interventi su Transizione 5.0, Zes e adeguamento dei prezzi.
«Siamo intervenuti su questioni che sembravano quasi impossibili», ha sottolineato il ministro, rivendicando in particolare la tassazione al 5% degli aumenti contrattuali per i lavoratori dipendenti con redditi più bassi, una richiesta storica del sindacato. Altro punto qualificante, secondo Giorgetti, è la tassazione all’1% dei salari di produttività, indicata come segnale della direzione futura della politica economica.

Il confronto con le imprese e la risposta alle critiche

Il ministro ha risposto anche alle critiche delle opposizioni, che accusano il governo di non fare abbastanza. «Dicono sempre che si può fare di più», ha osservato Giorgetti, richiamando ironicamente una celebre canzone, ma rivendicando la coerenza delle scelte dell’esecutivo.
Secondo il titolare del Mef, le richieste avanzate da Confindustria prima dell’avvio dell’esame parlamentare «quadrano esattamente con il tipo di risposte che abbiamo dato come governo», a conferma – ha sostenuto – di un impianto considerato credibile dal mondo produttivo.

Le proteste delle opposizioni e il passaggio alla Camera

Durante il voto in Aula non sono mancate le proteste delle opposizioni, che hanno esibito cartelli con la scritta “Voltafaccia Meloni”, accusando l’esecutivo di aver tradito alcune promesse iniziali.
Archiviato il passaggio al Senato, la legge di bilancio è ora attesa alla Camera dei deputati per l’ultimo esame. L’obiettivo della maggioranza è chiudere definitivamente l’iter entro fine anno, rispettando la scadenza del 30 dicembre ed evitando l’esercizio provvisorio. Con questo voto, il governo Meloni incassa uno dei passaggi parlamentari più delicati dell’anno, rafforzando la propria tenuta politica ma lasciando aperti diversi fronti di confronto, sia all’interno della maggioranza sia con le opposizioni.

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