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Ucraina, telefonata tra Meloni e Salvini: spunta l’accordo. Tanto rumore per nulla

Pubblicato: 27/12/2025 23:41

Un’intesa politica è stata raggiunta all’interno della maggioranza sul decreto Ucraina, dopo un contatto diretto tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini che ha permesso di superare le ultime resistenze. Il provvedimento, che proroga di un anno gli aiuti all’Ucraina, sia militari sia civili, è ora pronto per l’esame del Consiglio dei ministri, con l’obiettivo di arrivare rapidamente all’approvazione parlamentare. La mediazione ha richiesto un lavoro accurato sul testo, condiviso nei dettagli dai leader dei due partiti di governo, per garantire una formulazione ritenuta politicamente equilibrata.

Il decreto si distingue dai precedenti per una struttura più ampia e per una maggiore esplicitazione degli ambiti di intervento. Accanto al sostegno militare, che resta confermato, vengono infatti messi nero su bianco alcuni settori chiave degli aiuti civili, indicati come centrali nel quadro del supporto italiano a Kiev. Una scelta che ha contribuito a ricomporre una frattura interna, emersa più sul piano comunicativo che su quello sostanziale, e che aveva portato a diverse riscritture del testo nelle ultime settimane.

Aiuti militari confermati e spazio agli interventi civili

Nel dettaglio, il decreto prevede il proseguimento dell’invio di armi e munizioni a sostegno della difesa ucraina, in continuità con le decisioni assunte negli anni precedenti. La novità principale riguarda però l’enfasi sugli aiuti civili, che vengono esplicitamente richiamati in tre ambiti ritenuti strategici: sanità, logistica e ricostruzione della rete elettrica. Si tratta di settori già coperti in passato, ma ora indicati in modo più chiaro per sottolinearne il peso politico e operativo.

Questa formulazione ha consentito alla Lega di rivendicare un risultato concreto, presentando il decreto come uno strumento non esclusivamente militare. L’intesa viene definita solida sia sul piano lessicale sia su quello dei contenuti, con un perimetro normativo ritenuto sufficiente a blindare il testo e a ridurre il rischio di nuove tensioni nella maggioranza durante l’iter parlamentare.

Tutela per i giornalisti e dibattito politico

Tra le ipotesi al vaglio compare anche una misura a favore dei giornalisti e free lance italiani impegnati nelle zone di guerra. Il decreto potrebbe includere, o rinviare a un provvedimento successivo, una assicurazione pubblica pensata per garantire una copertura finanziaria in caso di incidenti durante l’attività professionale nei territori del conflitto. Il lavoro tecnico è ancora in corso, ma la misura viene considerata un segnale di attenzione verso chi opera in contesti ad alto rischio.

Nonostante l’accordo raggiunto, il dibattito politico resta acceso. Le opposizioni hanno criticato duramente il percorso che ha portato al decreto, giudicandolo eccessivamente conflittuale e più orientato alla propaganda che alla sostanza. Dalla maggioranza, invece, arrivano dichiarazioni che rivendicano la linea adottata. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato di un provvedimento “giusto”, respingendo l’idea di una scelta ideologica, e ha ribadito la fedeltà dell’Italia ai propri valori e al sostegno a Kiev.

Salvini e Meloni tra diplomazia e unità europea

Dal canto suo, Matteo Salvini sottolinea come il nuovo decreto tenga conto di un contesto internazionale mutato, richiamando l’esistenza di un tavolo negoziale e la necessità di puntare maggiormente su una strategia difensiva. Il leader leghista evidenzia in particolare la parte dedicata agli aiuti civili, presentandola come un passo avanti nella protezione della popolazione ucraina, tra assistenza sanitaria ed energia.

Parallelamente, Giorgia Meloni ha mantenuto un profilo diplomatico sul piano internazionale. In serata si è collegata in videoconferenza con Volodymyr Zelensky, insieme ad altri leader europei, alla vigilia di un incontro delicato per il presidente ucraino. Palazzo Chigi ha ribadito l’importanza di tenere unito il fronte europeo, indicando nell’unità della Ue lo strumento principale per spingere la Russia a un reale confronto negoziale. Una linea di sobrietà e continuità che accompagna il varo di un decreto destinato a segnare il prossimo anno della politica italiana sull’Ucraina.

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