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La drammatica voce da Crans-Montana: “Ci sono ragazzi giovanissimi che non si trovano”

Pubblicato: 01/01/2026 15:42

«In trent’anni qui non era mai successo nulla di simile». La voce di Dalia Gubbay, milanese, classe 1967, è ancora segnata dallo choc. A Crans-Montana ha una casa da quasi tre decenni e ha sempre trascorso lì le festività con la famiglia. Anche per il Capodanno 2026 era così: marito, sei figli, nuore, parenti. Poi, nella notte, la tragedia.
A pochi metri dal locale “Le Constellation”, devastato da un incendio con esplosione che ha provocato almeno 40 morti e oltre cento feriti, si trovava uno dei suoi figli, Samuel, con la moglie. Da ore, intanto, numerose famiglie italiane sono in contatto con la Farnesina, nel tentativo di rintracciare figli e parenti di cui non si hanno notizie.

«Mamma, c’è il fuoco»: le immagini nella notte

«Samuel era in un appartamento proprio dietro il locale», racconta Gubbay. «Stavano festeggiando l’arrivo del nuovo anno quando, verso l’1.30, hanno visto il fuoco uscire dal Constellation. Mi ha scritto subito: “Mamma, c’è un casino al Constellation, c’è il fuoco”. Poi mi ha mandato foto e video impressionanti».
Il racconto si fa più duro: «Mia nuora ha visto persone ustionate, teli bianchi stesi sopra i corpi. Scene che non riesco a togliermi dalla testa».

«Il telefono non smette di squillare»

Da ore il telefono di Dalia Gubbay non smette di vibrare. «Dalle 8 di stamattina ricevo messaggi e chiamate continue. Tantissime persone mi scrivono perché non riescono a trovare i propri figli».

Tra loro ci sono anche molti italiani. «Sì, a Crans-Montana vengono tantissimi italiani, ma anche svizzeri e francesi. So di un ragazzo di 15 anni ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Losanna, con i genitori al suo fianco. Un’amica francese mi ha scritto che non riesce a rintracciare sua figlia. È un pensiero insopportabile».

«Una festa di giovanissimi, sotto i 17 anni»

Il “Constellation” è un locale storico della località sciistica. «Una volta era molto alla moda», spiega Gubbay, «negli ultimi anni un po’ meno, ma è conosciutissimo e molto frequentato. Spesso si va anche solo a vedere le partite».
La sera di Capodanno, però, il pubblico era diverso: «C’era una festa di ragazzi molto giovani, tanti sotto i 17 anni. Erano davvero in molti».

Il racconto choc di un’altra testimone milanese

Da Milano arrivano anche altre testimonianze. Un’architetta milanese di 60 anni, in vacanza a Crans-Montana e rimasta anonima, racconta di aver temuto per ore che i figli fossero nel locale. «Poi per fortuna li ho trovati», dice. Ma ciò che ha visto resta indelebile. «All’1.30 sono uscita di casa e sono passata davanti al locale prima dell’arrivo dei soccorsi. Ho visto il fuoco dentro, le vetrate ancora integre e ragazzi che cercavano di uscire».
Pochi minuti dopo, la scena si è trasformata in un incubo. «Un ragazzo mi ha attraversato la strada in mutande, completamente ustionato, con i capelli bruciati, si muoveva come uno zombi, senza meta. Poco più in là un altro era seduto a terra, immobile, con le mani insanguinate».

«Abbiamo passato la notte a cercare i nostri figli»

I soccorsi, racconta la donna, «sono arrivati diversi minuti dopo». Intanto, la notte è diventata un’angoscia collettiva. «Abbiamo passato ore al telefono, chiamando amici e conoscenti. Tutti cercavamo qualcuno, tutti avevamo paura per i nostri figli».
Una tragedia che ha colpito nel cuore una località abituata alle feste e alla mondanità, e che ora lascia dietro di sé domande, dolore e famiglie sospese nell’attesa di notizie.

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