
La notte di Capodanno a Crans-Montana doveva essere una festa esclusiva, ma per molti giovani si è trasformata in una tragedia annunciata. Il party organizzato nel locale Le Constellation viene oggi descritto dai sopravvissuti come una vera e propria trappola, nella quale decine di ragazzi sono rimasti intrappolati. «Raccontiamo quello che è successo per onorare chi non c’è più», spiegano, sottolineando che nulla è avvenuto per caso.
Alla base della tragedia c’è anche la trasformazione di Crans-Montana, sempre più schiacciata dalla sua immagine di capitale del turismo alpino di lusso. Un tempo punto di ritrovo del paese, Le Constellation – noto tra i residenti come “Le Constel” – ha cambiato volto con l’esplosione dei prezzi immobiliari. Il locale è passato ai coniugi Jacques Moretti e Jessica Maric, che hanno avviato una lunga serie di ristrutturazioni per reggere costi sempre più elevati.
L’intero edificio di Rue Centrale 35 appartiene a Julien Beytrison, imprenditore turistico e titolare di un’agenzia di viaggi. Secondo testimonianze raccolte sul posto, l’affitto avrebbe raggiunto cifre vicine ai 40 mila franchi al mese, una pressione economica che avrebbe spinto i gestori a massimizzare gli incassi, anche a costo di forzare limiti strutturali e di sicurezza.

Tra le modifiche più contestate c’è quella alla scala di accesso al seminterrato, drasticamente ristretta per fare spazio a nuovi tavoli. «È diventata larga poco più di un metro», racconta un cliente abituale, spiegando come quella scelta abbia reso impossibile un’evacuazione rapida in caso di emergenza. I video dei sopravvissuti confermano anche l’ampliamento della terrazza, trasformata in una veranda chiusa.
La sera di San Silvestro, l’accesso al locale prevedeva ufficialmente prenotazione, maggiore età e un biglietto da 100 franchi. Ma le regole, secondo più testimonianze, sarebbero state aggirate con facilità. «Ci dissero che bastava il documento di un maggiorenne», racconta una ragazza di 19 anni, spiegando come anche minorenni siano entrati senza controlli effettivi.
Un’altra modalità di ingresso era legata all’acquisto di bottiglie di champagne o superalcolici dal costo elevato. Dividendo la spesa in gruppo, molti giovanissimi sono riusciti a entrare nel locale, attratti anche dallo spettacolo delle bottiglie pirotecniche, utilizzate nonostante l’assenza di una licenza per eventi di quel tipo.

Poco dopo l’una di notte, l’atmosfera è cambiata improvvisamente. Una performance con effetti pirotecnici ha innescato un incendio che si è propagato rapidamente, favorito dai materiali del controsoffitto. Nel caos, fumo denso e panico hanno reso difficile orientarsi e reagire, mentre la musica continuava a suonare per lunghi secondi.
La situazione è precipitata quando la via di fuga principale si è rivelata insufficiente e la seconda uscita risultava inutilizzabile. Alcune persone, ignare della gravità, hanno continuato a entrare nel locale, mentre all’interno mancavano estintori e sistemi di emergenza adeguati. Solo allora la festa si è trasformata in un dramma collettivo.
Oggi, mentre proseguono le indagini su responsabilità e violazioni delle norme di sicurezza, resta il dolore di una comunità segnata. «Non eravamo solo ragazzi in cerca di divertimento», dice un sopravvissuto. «Chi aveva il dovere di proteggerci poteva fermarsi prima. E non l’ha fatto». Una frase che pesa come un’accusa su una notte che Crans-Montana non dimenticherà.


