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Groenlandia, i leader europei difendono la sovranità dell’isola: la mossa di Trump

Pubblicato: 06/01/2026 17:22

“La Groenlandia appartiene al suo popolo”. È il messaggio politico forte e unitario che arriva dall’Europa, messo nero su bianco in una dichiarazione congiunta firmata dai leader di Italia, Francia, Germania, Polonia, Spagna, Regno Unito e Danimarca. Un documento che ribadisce principi di sovranità e integrità territoriale proprio mentre dagli Stati Uniti emergono indiscrezioni su una possibile iniziativa americana che aggirerebbe Copenhagen.

La posizione europea sulla sicurezza artica

Nel testo, i leader sottolineano come la sicurezza dell’Artico rappresenti una priorità strategica per l’Europa e per l’intero sistema di sicurezza internazionale e transatlantico. Viene ricordato che la Nato ha individuato la regione artica come area chiave e che gli Alleati europei stanno rafforzando presenza, attività e investimenti per garantire stabilità e deterrenza.

Un passaggio centrale riguarda il fatto che il Regno di Danimarca, Groenlandia compresa, è parte integrante dell’Alleanza Atlantica, e che la sicurezza dell’Artico deve essere costruita collettivamente, nel rispetto dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite: sovranità, integrità territoriale e inviolabilità dei confini. Principi definiti “universali” e che, precisano i firmatari, l’Europa continuerà a difendere.

Il ruolo degli Stati Uniti e il nodo delle competenze

La dichiarazione riconosce agli Stati Uniti il ruolo di partner essenziale, sia come alleato Nato sia attraverso lo storico accordo di difesa del 1951 tra Washington e il Regno di Danimarca. Tuttavia, viene ribadito con chiarezza che ogni decisione riguardante la Groenlandia spetta esclusivamente alla Danimarca e alla Groenlandia stessa, senza interferenze esterne.
Un richiamo diretto, che sembra rispondere alle crescenti voci su iniziative diplomatiche e militari statunitensi autonome sull’isola.

L’ipotesi di un accordo diretto tra Trump e la Groenlandia

Secondo indiscrezioni rilanciate da media internazionali, tra cui l’Economist, l’amministrazione Trump starebbe valutando un accordo bilaterale diretto con la Groenlandia, escludendo di fatto Copenaghen. Non si tratterebbe di un’annessione formale, ma di un’intesa politica e militare che consentirebbe agli Stati Uniti di rafforzare la presenza di truppe e ampliare le infrastrutture militari sull’isola.

Negli ultimi giorni Trump ha lasciato intendere che il dossier Groenlandia tornerà presto sul tavolo, parlando apertamente di una questione da affrontare “nelle prossime settimane”. Una strategia che riaccende tensioni diplomatiche in un’area già centrale negli equilibri geopolitici globali.

La risposta della Danimarca: rafforzata la presenza militare in Groenlandia

Di fronte alle ripetute dichiarazioni e alle presunte mire statunitensi sull’isola, la Danimarca ha avviato una mobilitazione militare in Groenlandia. Il ministro della Difesa danese, Troels Lund Poulsen, ha annunciato l’intenzione di rafforzare la presenza delle forze armate danesi sul territorio groenlandese, sottolineando al tempo stesso che il dispositivo di sicurezza sarà inserito in un quadro più ampio di cooperazione atlantica. “Rafforzeremo la presenza militare in Groenlandia, ma avremo anche una presenza Nato più ampia, con più esercitazioni”, ha dichiarato Poulsen, chiarendo che Copenaghen intende tutelare la sovranità del Regno e la stabilità dell’Artico attraverso un maggiore coordinamento con gli alleati.

La reazione di Mosca e lo scontro sulle sfere di influenza

Da Mosca arriva una lettura apertamente critica. Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del presidente russo per la cooperazione economica internazionale, ha commentato su X che la Groenlandia appare ormai “un problema risolto”, accusando l’Unione europea di limitarsi a osservare e di applicare doppi standard.

Nel suo intervento, Dmitriev ha evocato una nuova fase di ridistribuzione delle sfere di influenza, ipotizzando che dopo la Groenlandia possa toccare al Canada. Un riferimento diretto alla competizione globale tra Stati Uniti, Russia e Cina, in cui l’Artico diventa sempre più un terreno di confronto strategico, energetico e militare.

In questo scenario, la dichiarazione europea mira a fissare un punto fermo: la Groenlandia non è una pedina negoziabile, ma un territorio il cui futuro deve essere deciso dal suo popolo, nel rispetto del diritto internazionale.

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Ultimo Aggiornamento: 06/01/2026 19:16

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