
La separazione improvvisa, il cambio di ambiente e l’interruzione delle abitudini quotidiane possono lasciare segni profondi, soprattutto nei più piccoli. Quando una famiglia viene divisa, il tempo dell’attesa diventa una variabile difficile da sostenere, fatta di incontri brevi, spazi controllati e domande senza risposta. È in questo clima che emergono segnali di disagio, spesso silenziosi, che preoccupano chi li osserva da vicino.
Nel racconto dei genitori, ciò che allarma non è un singolo episodio, ma una somma di comportamenti che indicano una sofferenza crescente. Reazioni emotive, difficoltà nel gestire la frustrazione e manifestazioni di disagio che, seppur definite contenute, vengono vissute come un campanello d’allarme. Una situazione che ha spinto la coppia a chiedere supporto specialistico e a muoversi sul piano legale per arrivare, nel più breve tempo possibile, a una soluzione stabile.
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Le preoccupazioni dei genitori
Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori della cosiddetta famiglia del bosco di Palmoli, hanno espresso forte preoccupazione per le condizioni emotive dei loro tre figli. Dopo l’allontanamento dalla casa immersa nella natura e l’affidamento a una casa famiglia di Vieste, hanno potuto rivedere i bambini durante le festività natalizie. È in quell’occasione che, secondo quanto riferito, avrebbero notato cambiamenti nel comportamento: episodi di autolesionismo lieve, grida improvvise e reazioni di intemperanza.
I genitori hanno raccontato questi elementi allo psichiatra Tonino Cantelmi, incontrato per la prima volta il 5 gennaio a Chieti, insieme alla psicologa Martina Aiello. Il colloquio si è svolto nello studio dei legali Danila Solinas e Marco Femminella, che assistono la coppia nel percorso giudiziario. Cantelmi fa parte del gruppo di esperti incaricati di valutare la situazione familiare in vista di un possibile ricongiungimento.

Il disagio dei bambini e della madre
Secondo quanto emerso dall’incontro, i bambini non riuscirebbero a comprendere le ragioni della separazione. In particolare, manifesterebbero difficoltà nell’accettare l’impossibilità di vedere il padre e di cercare liberamente la madre. Un’incomprensione che, sempre secondo lo specialista, alimenta un senso di smarrimento e frustrazione.
Anche Catherine Birmingham vivrebbe una condizione di forte stress. La donna, ospitata in una casa protetta, avrebbe attraversato momenti di cedimento emotivo, con reazioni di rabbia nei confronti degli operatori. Episodi che, come spiegato, sarebbero legati alla sofferenza per la separazione dai figli e a una situazione percepita come dolorosa e difficile da comprendere. La madre avrebbe chiesto un sostegno costante, sottolineando la necessità di un contatto continuativo per affrontare questa fase.

Il percorso verso il ricongiungimento
Il futuro della famiglia è ora nelle mani del tribunale per i minorenni dell’Aquila, chiamato a valutare la richiesta di ricongiungimento. La coppia ha presentato la documentazione sanitaria dei figli e ha dichiarato la disponibilità a completare il ciclo vaccinale, a favorire la socializzazione e a confrontarsi sui percorsi scolastici, purché in linea con i propri valori.
Tra gli elementi centrali del procedimento figura anche una perizia psichiatrica, ritenuta fondamentale per fare chiarezza. Pur riconoscendo che questo passaggio comporterà tempi più lunghi, Cantelmi ha espresso fiducia nella scelta del tribunale, sottolineando come un approfondimento tecnico possa contribuire a una decisione equilibrata. Un’attesa che, seppur dolorosa, rappresenta per la famiglia la speranza di un ritorno all’unità, nel segno del benessere dei minori.


