
Per la cura delle ustioni riportate dai feriti della tragedia di Crans-Montana, all’Ospedale Niguarda sono stati utilizzati circa 13mila centimetri quadrati di pelle nell’arco di una sola settimana, destinati a quattro pazienti tra i più gravi.
Gli innesti sui pazienti
A spiegare l’imponente lavoro in corso è Marta Tosca, referente della Banca della Cute dell’ospedale milanese, dove sono attualmente ricoverate 11 persone coinvolte nell’incidente.
«Per un’ustione che interessa il 10% della superficie corporea servono in media tra i 500 e i 1.000 centimetri quadrati di pelle, ma la quantità varia in base alla profondità dell’ustione e alla zona colpita», ha spiegato Tosca, sottolineando come ogni intervento venga calibrato sulle condizioni cliniche specifiche del paziente.
Il percorso della pelle donata
Il processo che porta la pelle donata fino alla sala operatoria è lungo e altamente specializzato. A illustrarlo è Giovanni Sesana, responsabile della Banca dei Tessuti e della Terapia Tissutale del Niguarda.
«Dopo il prelievo, il tessuto viene trasferito in banca dove affronta diverse fasi di lavorazione, necessarie a purificarlo e a renderlo sicuro per l’utilizzo su tutti i pazienti che ne hanno bisogno», ha spiegato Sesana. Un percorso delicato e rigoroso, fondamentale per garantire efficacia e sicurezza negli innesti, soprattutto in situazioni di emergenza come quella seguita alla tragedia svizzera.


