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Mamma e figlia morte dopo il Natale: indagini sull’ipotesi di veleno alla vigilia dei funerali

Pubblicato: 09/01/2026 08:06

La comunità di Pietracatella si prepara a un sabato di silenzio e raccoglimento. Domani, 10 gennaio, alle 10, nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli saranno celebrati i funerali di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, morte nelle ore successive al Natale dopo un ricovero all’ospedale Cardarelli di Campobasso per una sospetta intossicazione. Per l’occasione il paese in provincia di Campobasso ha proclamato il lutto cittadino, un gesto che restituisce la misura dello sgomento che ha attraversato l’intera comunità.

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Il cordoglio di Pietracatella e il dolore della scuola

La tragedia non si è fermata ai confini del piccolo centro. Questa mattina, nel capoluogo molisano, il Liceo classico Mario Pagano, frequentato da Sara, ha organizzato una cerimonia di commemorazione per ricordare la studentessa. Un momento intimo, a porte chiuse e non aperto alla stampa, come fanno sapere fonti dell’istituto, pensato per consentire a compagni e docenti di salutare la ragazza lontano dai riflettori e dal clamore che inevitabilmente accompagna vicende di questo tipo.

Mamma e figlia morte dopo sospetta intossicazione a Campobasso

Un paese in lutto in attesa di risposte

Mentre Pietracatella si stringe attorno alla famiglia di Sara e Antonella, l’attesa ora è tutta concentrata sulle indagini. La proclamazione del lutto cittadino e la commemorazione scolastica raccontano di una comunità sconvolta, che cerca di trovare un equilibrio tra il bisogno di raccoglimento e la richiesta di chiarezza su quanto accaduto nei giorni di festa.

Il dolore è ancora troppo fresco e le domande sono molte. A rendere ancora più duro questo momento è l’assenza, per ora, di una risposta certa su che cosa abbia davvero provocato la morte di madre e figlia, avvenuta in modo rapido e devastante dopo il ricovero per sospetta intossicazione.

Indagini su cibo e bevande del 23 dicembre

Intanto le indagini proseguono e guardano con attenzione alla giornata del 23 dicembre, considerata cruciale dagli inquirenti. In quelle ore le due vittime erano insieme a Gianni De Vita, marito e padre, che dopo alcuni giorni di osservazione è stato dimesso dallo Spallanzani. Gli investigatori hanno chiesto all’uomo di ricostruire nel dettaglio tutto ciò che potrebbe essere stato consumato, dentro e fuori casa, qualsiasi alimento o bevanda, nella speranza di individuare un elemento comune. Al momento, però, non emerge una pista predefinita.

Gli inquirenti stanno quindi cercando di ricostruire passo dopo passo quella giornata, incrociando orari, luoghi e possibili consumi alimentari. Ogni dettaglio, in questa fase, può rivelarsi decisivo per capire se madre, padre e figlia siano stati esposti alla stessa sostanza e in quale contesto ciò sia avvenuto.

L'infettivologo Matteo Bassetti interviene sul caso di madre e figlia morte

Quattro filoni di analisi per risolvere il giallo

Il lavoro degli investigatori si annuncia complesso e richiederà l’incrocio di dati provenienti da quattro fonti diverse. Da un lato ci sono gli esiti delle autopsie, dall’altro le analisi effettuate dal Centro antiveleni. A queste si aggiungono gli esami sugli alimenti eventualmente consumati e gli accertamenti clinici svolti allo Spallanzani. Solo mettendo insieme questi tasselli sarà possibile chiarire che cosa abbia colpito madre e figlia in modo così rapido e devastante.

Il quadro investigativo, quindi, si regge su un lavoro di laboratorio e di ricostruzione clinica estremamente minuzioso. Gli inquirenti puntano a individuare con precisione la sostanza responsabile, la via di esposizione e il momento in cui l’eventuale contaminazione potrebbe essere avvenuta.

Indagini della polizia sulla morte di madre e figlia a Pietracatella

Le parole di Matteo Bassetti e l’ombra del botulino

A gettare una luce inquietante sull’accaduto è stata anche la voce dell’infettivologo Matteo Bassetti. Intervistato nel corso della trasmissione Dentro la Notizia, lo specialista ha spiegato: “Probabilmente non è facile trovare una soluzione rapida. Infezione? Difficile che ammazzi due persone in così poco tempo. Penso più a un veleno. Potrebbe essere quello del botulino. Azione involontaria? Non lo so. Servono certezze. Bisogna capire di cosa sono morte e quali sono gli organi colpiti”. Parole che aprono scenari nuovi e delicati, suggerendo la possibilità di un avvelenamento e spostando l’attenzione degli inquirenti verso ipotesi ancora tutte da verificare.

Le valutazioni del medico non sostituiscono le indagini, ma contribuiscono a orientare il dibattito pubblico e a spiegare quanto sia complicato, in casi come questo, arrivare subito a una diagnosi certa. L’ipotesi botulino e, più in generale, quella di un veleno impongono accertamenti ancora più accurati su alimenti, bevande e possibili esposizioni ambientali.

Una comunità sospesa tra dolore e ricerca della verità

Mentre Pietracatella si prepara a salutare Sara e Antonella con un ultimo, composto abbraccio, resta dunque aperto l’interrogativo su cosa sia realmente accaduto nei giorni che hanno preceduto il Natale. Una risposta che la comunità attende con ansia, nella speranza che la verità possa almeno offrire un senso a un dolore che, per ora, sembra non averne.

L’attesa per gli esiti definitivi delle analisi e per le conclusioni degli inquirenti si mescola al lutto collettivo. In questo clima sospeso, l’unica certezza è il bisogno di chiarezza: capire che cosa abbia ucciso madre e figlia non restituirà la loro vita, ma potrà offrire giustizia e forse evitare che una tragedia simile possa ripetersi.

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