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Crans-Montana, il sospetto sui Moretti: “La notte dell’incendio cancellarono le foto sui social”

Pubblicato: 09/01/2026 07:49
Interno del locale Constellation a Crans-Montana, luogo della strage

Secondo interrogatorio oggi a Sion per i coniugi Jacques Moretti e Jessica Moretti, proprietari del locale Le Constellation, teatro dell’incendio che nella notte di Capodanno ha provocato 40 morti e 116 feriti. Dopo essere stati ascoltati inizialmente solo come testimoni nelle ore immediatamente successive alla tragedia, per la prima volta vengono interrogati come indagati con le accuse di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo.

L’inchiesta, coordinata dalla procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud, è sempre più al centro delle polemiche per quelle che vengono definite lentezze eccessive e una gestione giudicata da più parti troppo prudente. Nonostante sin dalle prime ore fosse emerso che nel locale mancavano i minimi sistemi antincendio e che non venivano rispettate le basilari misure di sicurezza, i titolari sono stati formalmente iscritti nel registro degli indagati solo dopo le crescenti critiche rivolte alla magistratura vallesana.

A far discutere è soprattutto la decisione di non applicare misure cautelari nei confronti dei coniugi Moretti. Una scelta contestata dagli avvocati delle famiglie delle vittime e da numerosi giuristi. «In Italia sarebbero stati arrestati», ha affermato senza mezzi termini Gian Lorenzo Cornado, ambasciatore italiano. Pilloud ha replicato sostenendo che non sussistessero esigenze cautelari, nonostante – come osservano i critici – esistesse il rischio teorico di fuga in Francia, di inquinamento delle prove o di avvicinamento ai testimoni, oltre alla possibilità di reiterare condotte analoghe, considerato che i Moretti gestiscono altri locali nel Vallese (uno dei quali è stato successivamente chiuso dal Comune).

Da giorni un’auto della polizia staziona davanti alla loro abitazione, ma più con una funzione di protezione dai giornalisti che di controllo giudiziario. Resta inoltre aperto il nodo dell’ipotesi di distruzione di prove, sollevata dall’avvocato delle vittime Romain Jordan: secondo il legale, mentre l’incendio divampava intorno all’1.30, tra le 3 e le 6 del mattino qualcuno avrebbe provveduto a bloccare il sito web e i profili social del locale, che contenevano video e immagini ritenuti rilevanti per documentare le carenze in materia di sicurezza.

Ulteriori perplessità riguardano il ruolo del Comune, responsabile dei controlli nei locali aperti al pubblico. La magistratura ha accettato un dossier consegnato direttamente dall’amministrazione comunale, dal quale emerge che dal 2020 non sarebbero stati effettuati controlli a Le Constellation. Una scelta che alimenta interrogativi, dal momento che lo stesso Comune potrebbe finire sotto inchiesta e che – sottolineano i critici – sarebbe stato più opportuno procedere con perquisizioni e sequestri da parte della polizia. Il sindaco Nicolas Féraud non ha rassegnato le dimissioni.

Nel mirino delle critiche anche la stessa Pilloud, procuratrice generale da appena due anni dopo una lunga carriera da avvocata, accusata di aver delegato un fascicolo di enorme complessità a quattro procuratori mentre si sarebbe occupata in prima persona soprattutto della comunicazione con i media. Un’impostazione che, per i familiari delle vittime, rischia di tradursi in un ritardo nella ricerca delle responsabilità per una delle tragedie più gravi degli ultimi anni in Svizzera.

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Ultimo Aggiornamento: 09/01/2026 09:43

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