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Guerra Ucraina-Russia, supermissile su Leopoli e raid su Kiev: la notte che allarma l’Europa

Pubblicato: 09/01/2026 07:25

La guerra tra Ucraina e Russia ha vissuto una delle sue notti più tese dall’inizio del conflitto, con otto esplosioni simultanee su Leopoli e un’ondata di droni e missili sulla capitale Kiev, dove si registrano almeno due morti e diversi feriti. La dinamica dell’attacco contro Leopoli ha suscitato interrogativi anche nei vertici militari ucraini: i bagliori ripresi da una telecamera urbana, privi del tipico rumore e del fuoco della contraerea, hanno alimentato l’ipotesi dell’impiego del supermissile Oreshnik, vettore balistico a testata multipla in grado di viaggiare a oltre 6.000 km/h e progettato per colpire capitali europee. Un’arma pensata per scenari nucleari, qui presumibilmente utilizzata con ogive convenzionali o cinetiche. L’eventuale uso di una simile piattaforma contro un obiettivo a soli 80 chilometri dal confine polacco apre una questione di sicurezza che riguarda direttamente UE e NATO, più volte avvertite da Zelensky sull’escalation russa.

Secondo fonti locali, a Leopoli è stata centrata un’“infrastruttura critica”: il sindaco Andriy Sadovyi ha parlato di danni significativi, senza fornire dettagli sulla natura dell’impianto. I video circolati mostrano un cielo violaceo, segno di roghi intensi nella zona di Stry, dove si trova il più grande hub ucraino di stoccaggio e pompaggio di gas proveniente dall’Occidente, fondamentale per alimentare le centrali termoelettriche del Paese. L’aeronautica ucraina ha riferito di un impatto a circa 13 mila km/h, ma il modello esatto del vettore resta “oggetto di accertamento”. Due giorni prima di Natale, Putin aveva promesso una “rappresaglia massiccia” dopo il presunto raid ucraino sulla sua residenza di Valdai: una versione contestata da Kiev e non confermata da altre fonti, ma considerata a Mosca il casus belli per il piano di ritorsione.

Attacco massiccio con droni e missili su Kiev

La “vendetta” del Cremlino è scattata con un attacco combinato che ha coinvolto circa 120 Shahed-Geran, partiti da tre direzioni diverse e diretti sulla capitale. Diversi droni si sono abbattuti su quartieri residenziali, colpendo il diciottesimo piano di un palazzo e innescando incendi. Dopo la prima ondata sono entrate in azione le unità navali e subacquee russe, che hanno lanciato almeno 14 missili Kalibr verso Kiev, Kherson e altre città. Nel bilancio provvisorio della notte figurano almeno due morti e dieci feriti nella capitale, con segnalazioni di auto in fiamme, case sventrate e persone intrappolate sotto le macerie. I media locali parlano di danni anche a una fermata della metropolitana usata come rifugio antiaereo, mentre il sindaco Vitali Klitschko ha confermato che più quartieri sono stati colpiti e che gli allarmi antiaerei sono scattati in tutto il Paese.

Una lunga notte di fuoco

La simultaneità degli attacchi dimostra la preparazione preventiva dell’operazione, con accumulo di scorte e vettori da settimane. In molti a Kiev collegano la tempistica non solo alla promessa di Putin, ma anche allo smacco internazionale seguito alla cattura di Maduro e all’abbordaggio americano di una petroliera diretta in acque russe: un contesto geopolitico che intreccia la guerra ucraina con il confronto globale fra Washington e Mosca. Sul fronte ucraino la difesa antiaerea ha intercettato decine di vettori, ma l’impiego combinato di droni lenti, missili cruise e ipersonici ha messo a dura prova le batterie attive nella capitale. Il risultato è una città colpita in più punti, con blackout localizzati e danni alle linee elettriche, mentre Leopoli resta al centro di un caso militare rilevante: se venisse confermato l’uso dell’Oreshnik, si tratterebbe del secondo impiego documentato in un anno di un’arma concepita per la deterrenza nucleare strategica e potenzialmente in grado di colpire da Kaliningrad a Lisbona. Per l’Europa, un segnale non solo bellico ma politico: la traiettoria della guerra non riguarda più soltanto il confine orientale.

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