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Libero dopo sedici mesi: Biagio Pilieri riabbraccia la famiglia a Caracas

Pubblicato: 09/01/2026 05:55

È durato oltre sedici mesi il calvario del politico e giornalista italo-venezuelano Biagio Pilieri, arrestato il 28 agosto 2024 e rimasto detenuto nell’El Helicoide di Caracas, una delle carceri più dure del Venezuela. La liberazione è avvenuta nell’ambito di un pacchetto di rilasci decisi dalle autorità, che nelle ultime ore hanno aperto le porte a diversi prigionieri politici, compresi alcuni stranieri. Nel caso di Pilieri, 60 anni, la fine della detenzione arriva dopo un lungo periodo di isolamento, senza possibilità di comunicare con l’esterno, in un contesto segnato da accuse di terrorismo e tradimento della patria e da una situazione interna già esplosiva.

Tra i detenuti rilasciati figura anche l’imprenditore Luigi Gasperin, mentre si attendono notizie sul connazionale Alberto Trentini, ancora in attesa di un passaggio formale che possa riportarlo alla normale vita civile. Secondo fonti locali, l’uscita di Pilieri dall’El Helicoide è avvenuta in serata, permettendogli finalmente di riabbracciare i suoi familiari dopo un anno e quattro mesi di carcere. Figlio di siciliani emigrati in Sud America, titolare di doppio passaporto italo-venezuelano, giornalista e figura politica, Pilieri è noto per le sue battaglie contro la chiusura degli organi d’informazione, la censura e le difficoltà dell’editoria indipendente, guidando negli ultimi anni il partito Convergenza, fondato nel 1993.

Una scarcerazione che coinvolge anche l’opposizione

L’italo-venezuelano è stato liberato insieme a Enrique Márquez, ex candidato dell’opposizione che si era contrapposto a Nicolàs Maduro nelle presidenziali del 2024. “È tutto finito ora”, ha detto Márquez in un video realizzato da un giornalista locale che lo ritrae con la moglie e con Pilieri pochi minuti dopo la liberazione. Il rilascio simultaneo di figure con ruoli pubblici e mediatici conferma la volontà del governo venezuelano di ridurre la pressione internazionale, aprendo una finestra politica che resta però fragile e condizionata dalle tensioni interne. Sul piano personale, per Pilieri e per i suoi familiari la liberazione segna la fine di una vicenda umana marcata da silenzio forzato, isolamento e incertezza.

Parallelamente, sul fronte istituzionale è arrivata la voce della presidente ad interim Delcy Rodríguez, che ha respinto l’idea che il Paese sia stato “sottomesso” dopo l’operazione militare che ha portato alla cattura del presidente deposto Maduro. Nel suo discorso, pronunciato durante una cerimonia in memoria delle vittime dell’intervento americano che secondo i dati ufficiali avrebbe causato oltre cento morti, Rodríguez ha parlato di una lotta contro gli Stati Uniti, sostenendo che “nessuno si è arreso” e rivendicando la “dignità storica” del Venezuela. La presidente ad interim ha definito Maduro “rapito”, ribadendo la lealtà del governo verso il leader deposto nonostante la cattura e il trasferimento all’estero.

Trump apre a Machado e alla nuova fase con Caracas

Sul versante internazionale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che la leader dell’opposizione venezuelana e premio Nobel per la pace María Corina Machado sarà a Washington la prossima settimana e ha detto di “non vedere l’ora” di incontrarla. Machado, intervistata pochi giorni fa dalla tv americana, aveva affermato di voler consegnare il Nobel a Trump per il suo ruolo nella transizione venezuelana; lo stesso presidente ha definito “un grande onore” l’eventualità del gesto. Lo scambio, oltre al suo peso simbolico, conferma la nuova centralità di Machado nella fase post-Maduro e il rapporto diretto con la Casa Bianca, mentre in Venezuela la scena politica resta sospesa tra rilasci selettivi, dichiarazioni di resistenza e una trattativa sotterranea ancora tutta da definire.

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