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Centrodestra spaccato sulla sicurezza. Meloni rilancia il decreto, Lega e FdI si sfidano sui militari in strada

Pubblicato: 11/01/2026 21:56

Nel centrodestra torna alta la tensione sulla sicurezza, dopo che Giorgia Meloni ha rimesso in moto il secondo capitolo del decreto che il governo vuole portare in uno dei prossimi Consigli dei ministri. L’idea è quella di un pacchetto ampio di misure: interventi sulle baby gang, regole più rapide per le espulsioni e un rafforzamento della presenza statale nelle aree urbane più delicate. Il tutto in un contesto segnato dagli episodi avvenuti alla stazione Termini di Roma e dall’omicidio del controllore delle Ferrovie a Bologna, che hanno riacceso il tema della sicurezza percepita nelle città.

Presidi in città e confronto su soldati e polizia

La parte più divisiva del nuovo decreto riguarda l’eventuale utilizzo dei militari in strada. La Lega di Matteo Salvini spinge per una presenza più capillare dell’esercito nelle zone sensibili, sostenendo il valore deterrente dei soldati e richiamando l’esperienza di “Strade sicure”. Su un fronte opposto si schiera Fratelli d’Italia, convinto che la priorità debba essere data alle forze dell’ordine, con più polizia e più presidio reale nei luoghi a rischio. Per i meloniani i soldati non possono sostituirsi alle funzioni operative di agenti e carabinieri, e l’impiego dell’esercito deve restare limitato.

Il tentativo di mediazione arriva da Forza Italia, con Maurizio Gasparri che invita a non trasformare la discussione in un derby tra militari e polizia, sottolineando come l’aumento delle spese per la difesa deciso in sede internazionale permetterà anche di rafforzare la sicurezza interna. Intanto il Viminale lavora al testo e valuta di estendere a livello nazionale il modello Caivano, basato sulla prevenzione e sulla responsabilizzazione delle famiglie, con un occhio alla vendita e al possesso di coltelli tra minorenni.

Immigrazione, espulsioni e pressione dalle opposizioni

Nel pacchetto potrebbe entrare anche un capitolo legato all’immigrazione, con procedure semplificate per rendere più efficaci le espulsioni dei migranti irregolari, riducendo i passaggi amministrativi oggi considerati troppo lenti. Il governo vorrebbe così affiancare la parte repressiva a una maggiore capacità di prevenzione in città, soprattutto nei quartieri più esposti ai reati predatori o ai fenomeni delle baby gang.

Dalle opposizioni arrivano richieste in un’altra direzione. Il Pd chiede più organici delle forze dell’ordine, presidi costanti nei nodi urbani e risorse ai Comuni per decoro urbano, illuminazione e rigenerazione degli spazi pubblici. La dem Debora Serracchiani ricorda che richieste simili “non hanno mai avuto risposta”, criticando l’idea di affidarsi solo al fattore deterrente dei militari. In maggioranza, intanto, la Lega non arretra e il capogruppo Massimiliano Romeo contesta FdI con l’accusa di aver cambiato posizione, sostenendo che i meloniani si stiano comportando “come i governi di centrosinistra”.

Sullo sfondo resta il nodo politico più pesante: come costruire una linea comune sulla sicurezza in una coalizione che non ha la stessa cultura sull’uso dell’esercito e sulla gestione dell’ordine pubblico. Con il decreto ancora ai box, lo scontro è già aperto.

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