
Ora che la strage di Crans-Montana è, purtroppo, compiuta, si apre uno scenario inquietante fatto di responsabilità, omissioni e falle sistemiche. Una notte che doveva essere solo di festa si è trasformata in una tragedia con oltre 40 giovanissimi morti, mettendo sotto accusa un intero modello fondato, secondo molte analisi, su un’unica bussola: il profitto.
Come sottolinea Il Messaggero, il contesto è quello di un resort sciistico di lusso, meta di élite, golf e nightlife internazionale. Crans-Montana viene promossa come paradiso per i giovani europei, con bar aperti fino a notte fonda per clubber scatenati, come riportava il sito turistico “Crans Montana Absolutely”, dal quale Le Constellation è improvvisamente scomparso dopo l’incendio.
Proprio quel locale, oggi simbolo della tragedia, non sarebbe mai stato controllato negli ultimi sei anni dagli ispettori comunali, nonostante la legge del Canton Vallese imponga almeno un sopralluogo annuale. A confermarlo è stato lo stesso sindaco Nicolas Féraud, aprendo un fronte polemico destinato a pesare sull’inchiesta.
La notte dell’incendio, una uscita di sicurezza era chiusa con un lucchetto, come ammesso da Jacques Moretti davanti ai magistrati. Dietro quella porta il titolare ha trovato corpi senza vita, tra cui una cameriera di 24 anni, sua “figlioccia”. Altri 34 cadaveri erano accatastati ai piedi della scala che collegava il seminterrato al piano terra.

Quella scala, secondo gli atti, rappresentava l’unica via di fuga ed era stata ulteriormente ristretta durante i lavori del 2015. La Procura di Sion dovrà ora chiarire se le omissioni siano state colpose o dolose, mentre il sindaco respinge ogni accusa parlando di un sistema privo di favoritismi.
Eppure, i conti non tornano. I nomi degli addetti alla sicurezza sono spariti dal sito del Comune e, secondo le verifiche, due di loro sarebbero vigili del fuoco volontari, senza una formazione specifica in prevenzione incendi. Un dettaglio che alimenta ulteriori interrogativi.
Spunta anche il nome di Thibaud Beytrison, ex consigliere comunale e responsabile della sicurezza, attivo nel settore antincendio e legato ad aziende che trattano proprio i materiali presenti nel locale. Un intreccio che solleva dubbi pesanti: possibile che nessuno abbia visto nulla?
A riconoscere l’esistenza di errori è stata anche l’ex presidente svizzera Micheline Calmy-Rey, che ha invocato la fine di clientelismo e conflitti di interesse. In paese, però, molti difendono l’amministrazione: «È impossibile controllare tutti i locali ogni anno».
Resta una certezza amara: il turismo prima di tutto, anche dopo una strage. Mentre le responsabilità istituzionali restano da chiarire, a pagare sono solo le vittime e le loro famiglie, lasciate con domande senza risposta e un dolore che nessuna inchiesta potrà cancellare.


