
La verità sulla tragica scomparsa di Letizia Ciampi, la quarantasettenne fiorentina deceduta durante un soggiorno a Fuerteventura, è stata finalmente cristallizzata dall’autopsia condotta dalle autorità spagnole. A stroncare la donna, agente di commercio originaria di Reggello, non sarebbe stata l’embolia polmonare ipotizzata inizialmente, bensì una “cardiomiopatia dilatativa”, una patologia cardiaca grave di cui la vittima non era a conoscenza. I risultati dell’esame post mortem sembrano dunque scagionare i sanitari dell’isola: secondo il medico legale, infatti, si trattava di una condizione non diagnosticabile senza accertamenti estremamente approfonditi. Durante i suoi due accessi al pronto soccorso, i medici avevano ricondotto i forti dolori al petto e le difficoltà respiratorie a dei semplici malanni stagionali, dimettendola dopo una flebo e una prescrizione farmacologica.
Il verdetto del medico legale: un male invisibile
La cardiomiopatia dilatativa è una malattia del miocardio che porta alla dilatazione del ventricolo sinistro, alterandone la funzione di pompaggio. È un male subdolo, spesso silente, che si manifesta in modo palese solo quando la situazione è ormai compromessa. Questo spiegherebbe perché, nonostante i ripetuti malesseri accusati fin dal suo arrivo alle Canarie, i primi esami non avessero fatto scattare l’allarme rosso. Letizia ha continuato a sentirsi male fino alla sera del 31 dicembre scorso, quando il suo corpo esanime è stato ritrovato nel suo alloggio turistico.
A lanciare l’allarme era stato un amico, preoccupato perché la donna non rispondeva al telefono e la porta risultava sbarrata dall’interno. Quando i Vigili del Fuoco hanno forzato l’ingresso, per la quarantasette non c’era ormai più nulla da fare: giaceva sul letto, sconfitta da quel cuore che si era indebolito senza dare preavviso. Resta il dolore della madre, che si è detta “devastata” per la perdita dell’unica figlia, e una perizia che chiude, almeno sul piano clinico, la vicenda delle presunte negligenze mediche all’estero.

