
Corona in Rai: perché ha davvero voltato le spalle a Signorini – Il caso Signorini non è più solo materia da telegiornali: è arrivato in prima serata e ha assunto i toni di un vero drama pop televisivo. A occuparsene è stato Massimo Giletti con Lo Stato delle Cose su Rai Tre, dove i riflettori si sono puntati sulla rottura tra Fabrizio Corona e Alfonso Signorini, per anni alleati inseparabili nei retroscena del gossip e oggi protagonisti di uno scontro frontale che sta facendo discutere mezza Italia.
Da una parte l’ex re dei paparazzi, dall’altra uno dei volti più potenti dell’intrattenimento tv. Un rapporto professionale lungo decenni, fatto di copertine, scoop e strategie editoriali, che ora si trasforma in un racconto di accuse, chat e rivelazioni. Ma cosa ha portato Corona a voltare le spalle a Signorini proprio adesso? E perché ha scelto di farlo in modo così pubblico e dirompente?

Da alleati a nemici: la rottura che accende la tv
In apertura di puntata, Giletti lo mette subito sul tavolo: come può un rapporto professionale durato decenni trasformarsi in una guerra aperta e mediatizzata? Per anni Corona è stato una presenza fissa nell’universo editoriale di Signorini, ha firmato decine di copertine per il settimanale Chi, è stato parte integrante di un certo modo di fare gossip in Italia.
Nessun segnale pubblico di tensione, nessun rancore esplicito. Poi, di colpo, il cambio di registro: attacchi durissimi, accuse pesanti, una narrazione completamente ribaltata rispetto al passato. È qui che inizia il nuovo capitolo del “caso Corona–Signorini”, quello che porta l’intera vicenda fuori dalle redazioni e dentro il prime time Rai.
Un legame costruito sul lavoro, non sull’amicizia
Alla base di tutto, Corona tiene a chiarire un punto: per lui, nel lavoro non esistono amicizie. Ricostruisce una conoscenza che va avanti da trent’anni, iniziata quando Signorini era vicedirettore di Chi e lui guidava, come rivendica, l’agenzia fotografica più potente d’Italia. Una partnership intensa, ma letta oggi con lucidità fredda.
Corona parla di un rapporto “utile”: a lui serviva Signorini, e a Signorini serviva lui. Nessuna idealizzazione, nessun mito dell’amico fidato. Anche nei momenti più difficili della sua vita, sostiene, la vicinanza di Signorini non sarebbe stata dettata dall’affetto, ma dal riconoscimento del suo peso professionale. Un modo molto pragmatico – e spietato – di rileggere anni di lavoro condiviso.

La scintilla scatta da Fazio: la sera che cambia tutto
Il momento della svolta, secondo il racconto di Corona, ha una data precisa: 30 novembre 2025. È la sera in cui vede Signorini ospite da Che Tempo Che Fa, il talk di Fabio Fazio. In video, un Alfonso elegante, serio, impeccabile, impegnato a presentare un libro dedicato all’amore.
È lì che, racconta Corona, qualcosa si accende: uno “scatto” interiore che lo porta a convincersi che sia arrivato il tempo di parlare. Perché, sottolinea, lui avrebbe già in mano chat e materiali in grado di raccontare “un’altra storia” rispetto a quella mostrata in tv. Da quella sera, sostiene, prende forma il progetto destinato a far esplodere il caso.
Nasce “Falsissimo”: il prezzo del successo secondo Corona
Da quello scarto nasce Falsissimo – Il prezzo del successo, il progetto con cui Corona decide di rendere pubbliche le sue accuse e di mettere sotto esame il racconto pubblico di Signorini. Il momento di svolta lo descrive così: “Una sera ero a letto a riposare e lo vedo ospite da Fabio Fazio, che presentava il suo libro, era elegante, serissimo, che presentava questo libro capolavoro sull’amore. Mi ha colpito davvero. Quindi ho capito che era giunto il momento di parlare. Puoi scrivere un libro, ‘Amami Quanto Io T’Amo’ e dire che ti sposi? Io avevo le chat!“.
È l’istante in cui il dietro le quinte del gossip scivola al centro della scena. Corona, da spettatore, si trasforma in accusatore, e la figura di Signorini – tra libri, interviste e dichiarazioni sentimentali – diventa il bersaglio simbolico del suo racconto.
“Non è vendetta”: il vero obiettivo è il sistema tv
Quando Massimo Giletti gli chiede apertamente il perché di questo affondo, Corona sposta l’inquadratura. Ripete che non è una vendetta personale e che il suo obiettivo non è l’uomo Alfonso, ma ciò che incarna: uno dei nodi centrali del sistema mediatico italiano, in particolare quello che ruota intorno a Mediaset e al gossip televisivo.
Corona racconta di essere entrato in quel mondo con un’idea precisa: distruggerlo dall’interno, perché, a suo dire, è lo stesso meccanismo che avrebbe “distrutto” suo padre. In questa visione, Signorini diventa un simbolo, il volto di un potere più grande, non il vero movente personale dello scontro.
“Io voglio ostacolare il potere”: il racconto di una missione
Nel confronto con Giletti, Corona alza i toni e ribadisce che attaccare figure così centrali comporta inevitabilmente dei rischi, ma che non ha intenzione di fermarsi. Le sue parole sono nette: “Cosa si è rotto nel rapporto con lui? Io sono entrato in quel sistema che ha distrutto mio padre, con un fine unico: entrare dentro per poi distruggere quel sistema. Io non ho attaccato Signorini perché ce l’ho con lui e ribadisco che la mia non era una vendetta, non mi importa nulla di questo. Io ho attaccato l’elemento più importante del sistema della comunicazione, uno degli uomini più importanti di Mediaset. Io voglio ostacolare il potere. Non lavoro per nessuno. Certo che rischio, lo so, ma io non mi fermo qui“.
Qui il racconto personale incontra il registro quasi politico: Corona si presenta come uno che vuole “ostacolare il potere”, rompere equilibri consolidati e mettere in discussione l’establishment mediatico. Un racconto che, inevitabilmente, si presta a letture opposte: denuncia genuina per alcuni, strategia di visibilità per altri.


Chi non lo chiama più: l’addio al settimanale e a un’epoca
Nel suo intervento, Corona aggiunge anche un tassello dal sapore molto pop per chi segue da anni il mondo del gossip: da due anni il settimanale Chi non pubblica più i suoi servizi. Un dato che potrebbe sembrare centrale in questa rottura, ma che lui stesso ridimensiona, precisando che non sarebbe questo il motivo delle sue accuse a Signorini.
Cita anche il mancato invito alla festa per i 30 anni di Chi, un evento simbolico per chi ha fatto parte di quella storia, ma lo racconta come un segnale marginale. Quello che conta davvero, secondo lui, è altro: “il vero Chi non esiste più”. Una frase che suona come addio definitivo a un certo modo di fare giornalismo di costume, e a un’epoca in cui Corona era uno dei protagonisti assoluti dei retroscena da copertina.
Tra indignazione e strategia: dove porta il “caso Signorini”
Resta un interrogativo, quello che molti si pongono anche fuori dagli studi tv: è credibile che tutto nasca da una improvvisa indignazione morale scattata davanti a un’intervista sull’amore? Che l’uomo raccontato anche nella serie Netflix Io sono notizia abbia avuto un risveglio etico dopo aver visto Signorini da Fazio?
Il dubbio resta forte. Più che un semplice scatto morale, il percorso di Corona appare come un nuovo capitolo della sua battaglia contro il potere mediatico, giocata con gli strumenti che conosce meglio: esposizione, conflitto, provocazione. La rottura con Signorini diventa così il centro di una narrazione più ampia, dove il gossip incontra il racconto di sistema e la vita privata dei protagonisti finisce ancora una volta sotto i riflettori.
Quello che è certo è che il caso Signorini è destinato a restare al centro del dibattito, tra talk show, social e commenti online. E la scelta di Corona di voltare le spalle a uno dei suoi storici alleati continuerà a far discutere, dividendo il pubblico tra chi lo vede come un giustiziere contro il sistema e chi legge in tutto questo solo l’ennesimo, clamoroso, colpo di scena mediatico.


