
Nel mosaico ancora irrisolto del delitto di Garlasco, un dettaglio apparentemente marginale torna a occupare il centro della scena: la cenere di sigaretta trovata nella villetta dove Chiara Poggi fu uccisa il 13 agosto 2007. Un elemento che, secondo la difesa di Alberto Stasi, potrebbe aprire scenari del tutto incompatibili con la ricostruzione che ha portato alla condanna definitiva.
A riaccendere i riflettori è stato Antonio De Rensis, avvocato di Stasi, intervenuto durante la trasmissione Ore 14. Il legale ha collegato la possibile nuova ricostruzione dell’aggressione, ipotizzata dai consulenti della famiglia Poggi e collocata in cucina, alla presenza di cenere nel posacenere proprio in quell’ambiente. Un particolare che, a suo dire, incrinerebbe uno dei pilastri della sentenza.
De Rensis richiama un’intercettazione risalente ai giorni immediatamente successivi al delitto, nella quale l’allora avvocato di parte civile chiese alla madre di Chiara se lei o Stasi fossero fumatori. La risposta, ricorda il difensore, fu negativa. Un chiarimento che, secondo De Rensis, rende problematico attribuire quella cenere a Stasi. Il padre della ragazza, unico fumatore in famiglia, in quei giorni non si trovava in casa: un’assenza che, sempre secondo la difesa, renderebbe ancora più difficile spiegare la presenza di residui di sigaretta compatibili con il momento dell’omicidio.
Il ragionamento del legale è netto: se l’aggressione fosse davvero iniziata in cucina, come ora ipotizzato, verrebbero meno le fondamenta stesse della condanna. Collocare lì il primo contatto violento significherebbe infatti riscrivere la dinamica del delitto e rimettere in discussione la sequenza degli eventi su cui si basa la responsabilità attribuita a Stasi.
Nel corso dell’intervento, De Rensis ha poi espresso forti riserve sugli accertamenti annunciati dai consulenti della famiglia Poggi su alcuni oggetti restituiti ai familiari nel 2010. Secondo il difensore, l’assenza di una catena di custodia integra renderebbe tali analisi giuridicamente inutilizzabili. Un punto, questo, che – a suo avviso – difficilmente potrebbe superare il vaglio di un giudice in sede di revisione.
Tra ceneri, oggetti e nuove ipotesi investigative, il caso Garlasco continua così a muoversi su un crinale sottile tra scienza, diritto e comunicazione. Dettagli che per anni sono rimasti sullo sfondo tornano ora a pesare, alimentando un dibattito che, a quasi vent’anni dal delitto, non sembra ancora vicino a una parola definitiva.


