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Italia, muore in maniera atroce. La svolta shock: “Il Ministero dovrà risarcire un milione di euro!”

Pubblicato: 21/01/2026 23:35

La Corte di Appello di Lecce ha messo la parola fine a una lunga battaglia giudiziaria, confermando la condanna del Ministero della Giustizia al risarcimento di quasi un milione di euro in favore dei familiari di Salvatore Antonio Monda, agente della polizia penitenziaria morto a soli 44 anni per un tumore ai polmoni. I giudici della seconda sezione civile hanno respinto l’appello presentato dall’amministrazione, riconoscendo che la malattia è stata causata dall’esposizione prolungata al fumo passivo nei luoghi di lavoro, senza adeguate misure di tutela. Una decisione che rafforza il principio della responsabilità del datore di lavoro pubblico nella protezione della salute dei propri dipendenti.

Secondo quanto ricostruito nel procedimento, Monda aveva svolto servizio per circa vent’anni negli istituti penitenziari di Milano, Taranto e infine Lecce, operando in ambienti dove il fumo dei detenuti era costante e diffuso. L’agente non era fumatore, ma la consulenza tecnica ha evidenziato come l’esposizione continua al fumo passivo abbia inciso in modo diretto e determinante sull’insorgere della patologia, diagnosticata nel 2011 e rapidamente degenerata fino al decesso, avvenuto nel luglio dello stesso anno. Per i magistrati, il nesso causale tra condizioni di lavoro e malattia risulta chiaro e documentato.

La sentenza

Nel dettaglio, la Corte ha riconosciuto oltre 647mila euro a titolo di danno patrimoniale, ai quali si aggiungono circa 294mila euro per il danno da perdita del rapporto parentale, calcolato tenendo conto dell’età della vittima e della presenza di tre figli minorenni al momento della morte. Le motivazioni della sentenza sottolineano come l’amministrazione penitenziaria non abbia adottato misure efficaci per prevenire l’esposizione al fumo passivo, venendo meno agli obblighi di sicurezza previsti per la tutela dei lavoratori. Questa omissione, secondo i giudici, configura una grave violazione del dovere di diligenza.

Un precedente giuridico

La pronuncia della Corte di Appello di Lecce viene considerata un passaggio rilevante nella giurisprudenza italiana ed europea in materia di sicurezza sul lavoro. Il riconoscimento della responsabilità per i danni causati dal fumo passivo apre infatti nuovi scenari per la tutela dei lavoratori esposti a rischi ambientali non adeguatamente gestiti. Il Sappe, sindacato autonomo del personale penitenziario che ha sostenuto la famiglia di Monda nel lungo iter giudiziario, ha evidenziato come la decisione possa favorire ulteriori azioni legali a difesa della salute degli operatori, rafforzando il principio che anche negli istituti di pena la sicurezza non può essere considerata un elemento secondario.

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Ultimo Aggiornamento: 21/01/2026 23:36

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