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“Una foto finta, ecco perché l’ha fatto!”. Accoltellato a scuola, parla la ragazza del killer

Pubblicato: 21/01/2026 08:49

Un’immagine che sembra reale, due ragazzi abbracciati, un gesto semplice che nella sua apparente normalità nasconde invece qualcosa di profondamente falso. È da qui che, secondo il racconto della fidanzata di Zouhair Atif, avrebbe avuto origine una catena di eventi culminata in uno dei fatti di cronaca nera più sconvolgenti degli ultimi tempi. Una fotografia che non esiste, creata con l’intelligenza artificiale, diventata scintilla di sospetti, gelosie e tensioni mai risolte.

Nel mezzo di questa storia resta la voce di una ragazza minorenne, fragile e isolata, che oggi prova a dare un senso a quanto accaduto. Una testimonianza segnata dal dolore, dal senso di colpa e da una paura costante, mentre attorno a lei si consuma un dramma che ha spezzato più di una vita e travolto un’intera comunità scolastica.
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La foto creata con l’intelligenza artificiale

Secondo quanto raccontato dalla giovane, tutto sarebbe iniziato da una foto falsa che la ritraeva abbracciata ad Abanoub Youssef. Uno scatto che non è mai stato realizzato nella realtà, ma generato artificialmente da amici di Aba e poi diffuso fino ad arrivare sul telefono di Zouhair Atif. Un’immagine che, pur priva di autenticità, avrebbe avuto un impatto devastante.

La ragazza è convinta che quella fotografia abbia colpito l’orgoglio del fidanzato, innescando una serie di provocazioni e tensioni culminate nella perdita di controllo. «Colpa di qualcosa che non è mai accaduto», ripete, sottolineando come un contenuto digitale possa trasformarsi in una miccia per conseguenze irreversibili.

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L’omicidio all’istituto Einaudi-Chiodo

La vicenda si inserisce nel contesto dell’omicidio avvenuto all’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia, un fatto che ha scosso studenti, famiglie e insegnanti. La ragazza racconta di vivere da quel giorno in uno stato di incubo continuo: l’amico d’infanzia ucciso, il fidanzato diventato assassino, e lei travolta da insulti e minacce.

Costretta a restare chiusa in casa, isolata nella sua stanza, descrive una solitudine che pesa quanto il dolore. Il timore per la propria incolumità psicologica è costante, così come quello dei genitori, anch’essi segnati da paura e vergogna per una vicenda di cui tutti parlano.

Il peso psicologico e il supporto scolastico

La giovane racconta di essere seguita da tempo da una psicologa scolastica e da una psichiatra, un percorso nato ben prima della tragedia. Dopo l’omicidio, però, qualcosa si è spezzato: l’assenza di emozioni, una freddezza che preoccupa chi la segue. Un peggioramento evidente, che testimonia l’impatto devastante degli eventi sulla sua salute mentale.

Dalla scuola, spiega, è arrivato un sostegno concreto. Gli insegnanti la contattano quotidianamente, le hanno proposto un lungo periodo di assenza non segnalata e le hanno garantito tutela al suo rientro. Un gesto di protezione che riconosce le fragilità preesistenti e il trauma subito.

I rapporti tra i protagonisti

La ragazza ricostruisce anche i legami che la univano ai due ragazzi. Con Abanoub Youssef un’amicizia nata alle elementari e mai davvero spezzata. Con Zouhair Atif, una relazione iniziata da poco, nata in un momento di rabbia e bisogno di ascolto. Un rapporto segnato però da gelosia e possesso, frasi che oggi assumono un peso inquietante.

Le tensioni sarebbero esplose quando lei e Aba avevano ripreso a parlarsi dopo anni. Da lì, litigi, chiarimenti forzati e minacce reciproche. Fino al giorno dell’omicidio, preceduto da insulti, risate e parole in arabo che la ragazza ricorda come un presagio.

Il racconto dopo il delitto

Il momento più sconvolgente resta quello successivo all’omicidio. Il bussare alla porta della classe, Zouhair con il fiatone, il coltello sporco di sangue mostrato senza dire una parola. Una scena che la ragazza descrive come irreale, con un comportamento che non riconosceva nel fidanzato che conosceva.

Oggi non giustifica il gesto, chiede giustizia per Abanoub, ma invoca anche un sostegno psichiatrico per Zouhair, che definisce malato e segnato da un passato di dolore. Non parteciperà ai funerali dell’amico d’infanzia, consapevole dell’odio che la circonda. Una scelta sofferta, nel silenzio di una tragedia in cui anche una foto inesistente ha avuto il potere di cambiare tutto.

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