
A Mattino Cinque si torna a parlare della possibilità che nella villetta di Garlasco, la mattina in cui Chiara Poggi è stata uccisa, ci potessero essere più persone presenti. A farlo sospettare alcuni indizi raccolti sulla scena del crimine.
Gli inviati della trasmissione condotta da Federica Panicucci hanno sottolineato come la presenza di più cucchiaini e diverse sedie spostate nella cucina escluderebbero che all’interno ci fosse solo Chiara e il suo assassino.
Oltre alle sedie spostate, nel lavandino sono stati rinvenuti due cucchiaini sporchi di yogurt e, sul tavolo, diverse palline di carta e un fazzoletto stropicciato, su cui non è stato effettuato alcun test del DNA.

Un ulteriore elemento che potrebbe avvalorare la tesi di più di un killer è un’impronta rilevata vicino ai gradini delle scale interne della villetta, risultata diversa da quelle già analizzate. Tuttavia, questa ipotesi è stata esclusa da Dario Redaelli, consulente tecnico della famiglia Poggi.
Redaelli ha ipotizzato che la ragazza possa aver mangiato due yogurt in momenti diversi, tra la notte e il mattino, utilizzando due cucchiaini differenti. Nonostante questo dettaglio, resta certa per il tecnico l’inizio dell’aggressione nella cucina.
A conferma della dinamica, le ciabatte di Chiara erano state lasciate sulla soglia della cucina, come a indicare un tentativo di fuga verso il soggiorno.

Oltre alla ricostruzione dei fatti, vari aspetti sollevano ancora dubbi sulla gestione della scena del crimine e dei reperti.
Sempre a Mattino Cinque, il genetista Pasquale Linarello ha ricostruito alcune criticità legate alla conservazione del materiale. “Che io sappia non credo che ci siano più i capelli fotografati”, ha dichiarato, sottolineando come parte del materiale visibile nelle immagini iniziali non sia mai entrato formalmente nel circuito delle analisi.
Il caso continua quindi a presentare elementi controversi, con la scena del crimine che rimane al centro di discussioni tra esperti e consulenti, e con alcuni dettagli ancora da chiarire per comprendere pienamente le dinamiche dell’omicidio.


