
In tre anni, racconta Guido Crosetto, «non ho ricevuto nessuna solidarietà, né politica né umana». Una solitudine che il ministro della Difesa rivendica oggi parlando dell’indagine della Procura di Perugia sul caso Striano, l’ex finanziere accusato di accessi illegali ai database delle forze dell’ordine per la costruzione di dossier. «È da tre anni che aspetto seduto sulla sponda del fiume», dice, lasciando intendere che nemmeno ai vertici della maggioranza sia arrivato un segnale di vicinanza.
La vicenda nasce prima del suo ingresso al governo. Gli articoli che ricostruivano nel dettaglio la sua posizione fiscale — «precisa fino ai decimali» — lo convinsero a presentare un esposto. Da lì l’inchiesta che il procuratore di Perugia Raffaele Cantone avrebbe poi definito un «verminaio»: un intreccio tra magistrati, alti ufficiali della Guardia di Finanza e giornalisti. «Quando denunciai, fui attaccato da destra, centro e sinistra», sostiene Crosetto. «Oggi tutti condannano quel sistema. Tutti tranne me, che continuo ad aspettare».
Il ministro si interroga sulle motivazioni di quegli accessi: «Agivano gratis o a pagamento? Se fosse la prima ipotesi, sarebbe persino peggio: dovremmo immaginare scenari inquietanti». Da qui il timore di una deviazione del potere dello Stato e l’ombra di una eversione che, a suo dire, colpisce le garanzie costituzionali e la democrazia.
Per spiegare la portata del problema, Crosetto richiama altri casi finiti nel nulla dopo un clamore mediatico devastante. Cita Federica Guidi, allora ministra nel governo Renzi, costretta alle dimissioni prima che l’inchiesta svanisse, e Calogero Mannino, per anni sotto processo: «Mi chiedo come abbia fatto a sopportare un peso simile». Lui, ammette, convive con una rabbia interiore difficile da contenere.
L’appello finale è al Parlamento: serve una riflessione seria su un meccanismo che «può essere usato per tenere in mano qualcuno e tentare di ricattarlo». Per Crosetto, quanto accaduto non è un incidente isolato ma il sintomo di una democrazia fallata, che rischia di colpire tutti, maggioranza e opposizione.


