
La distanza tra Roberto Vannacci e la Lega non è più politica ma strutturale. Il generale in pensione, oggi eurodeputato e figura di spicco dell’area ultrasovranista, ha scelto di non partecipare alla due giorni del Carroccio a Roccaraso, segnando un passaggio simbolico che i dirigenti leghisti leggono come anticamera del divorzio. Da oltre un anno Vannacci gira l’Italia con un’agenda parallela al partito, costruendo una comunità di militanti e simpatizzanti attraverso incontri pubblici, raccolte fondi e un messaggio centrato sulla remigrazione, tema che domina la sua narrazione identitaria. Intanto a Bruxelles compare sempre meno, mentre in Italia accumula consenso personale e struttura organizzativa, con l’obiettivo di lanciare un soggetto politico autonomo entro la prossima tornata elettorale. Per i fedelissimi del generale il conto alla rovescia è già iniziato e il quadro è semplice: “Siamo pronti”, ripetono, lasciando intendere che il movimento esiste già nella forma e nell’idea, manca solo l’atto formale.
Frattura politica nel Carroccio
Il rapporto con Matteo Salvini si è raffreddato in modo evidente. Il segretario non lo cita direttamente, ma dal palco abruzzese manda un messaggio netto: fuori dalla Lega “c’è il deserto”, frase che nei retroscena viene letta come una risposta all’ipotesi di un nuovo partito e al rifiuto di mediare sui diritti civili. Per Vannacci, che alle Europee aveva portato oltre 500 mila preferenze personali garantendo un margine utile alla leadership del segretario, si tratta dell’ennesimo segnale di incompatibilità politica. La pattuglia dei “vannacciani” a Montecitorio è ridotta — Domenico Furgiuele, Edoardo Ziello, Rossano Sasso e Emanuele Pozzolo — ma non è lì che si gioca la partita: la strategia guarda fuori dal Palazzo, puntando su consensi identitari e sfiducia verso gli assetti tradizionali del centrodestra. Nel frattempo Vannacci rimane a Viareggio, lontano dagli sci di Roccaraso e dalle tensioni interne, per ribadire un calendario di eventi che tocca Parma, Mendrisio, Pordenone e Montecatini Terme, mentre i leghisti discutono di diritti civili con Francesca Pascale e Jacopo Coghe, tema giudicato indigeribile dall’area sovranista.
Organizzazione del nuovo soggetto politico
Sul piano operativo, la macchina è già avviata: si parla di un logo “chiuso a doppia mandata”, di raccolte fondi micro e macro e di una struttura pronta a sfidare il tempo elettorale. Per presentare le liste alla Camera servono 36 mila firme, circa la metà al Senato, e nei gruppi di lavoro si discute della logistica dei banchetti e della rete territoriale. Il progetto non mira alla formazione di gruppi parlamentari, ma alla costruzione di un contenitore politico che si richiami ai modelli identitari europei, una sorta di Afd “in salsa tricolore” calibrata sul tema della remigrazione e sulla difesa dell’identità nazionale. Salvini, dal canto suo, non ha alcun interesse a espellere il suo vice: sarebbe un regalo politico e mediatico. Più probabile che Vannacci lasci per conto proprio, rivendicando l’incompatibilità tra la linea governista della Lega e le sue posizioni, considerate inconciliabili con una forza che si definisce di governo e dialoga in Europa. Nel frattempo il Carroccio tenta di ricompattarsi sulle nevi abruzzesi, mentre nella destra italiana si apre l’ennesimo fronte destinato a pesare nelle urne e nelle alleanze del prossimo anno.

