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Tragedia di Anguillara, i genitori di Carlomagno non erano sospettati di aver aiutato né coperto il femminicidio

Pubblicato: 26/01/2026 17:58

Il caso del femminicidio di Federica Torzullo continua a scuotere la comunità di Anguillara Sabazia, delineando un quadro di profonda tragedia che si è esteso ben oltre il crimine iniziale. La cronaca recente ha messo in luce la posizione dei genitori dell’indagato, Claudio Agostino Carlomagno, specificando come la loro figura non fosse oggetto di indagini dirette. Nonostante le voci circolate e la pressione sociale insostenibile, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio non risultavano iscritti nel registro degli indagati. Gli inquirenti hanno confermato che nei loro confronti non era stato emesso alcun avviso di garanzia, né erano stati programmati ulteriori interrogatori volti a ipotizzare un loro coinvolgimento attivo nel delitto o nelle fasi successive.

La posizione dei genitori rispetto alle indagini

Le autorità hanno chiarito in modo inequivocabile che i coniugi Carlomagno non erano sospettati di aver aiutato o coperto il figlio nell’esecuzione del femminicidio o nel successivo occultamento del cadavere. Sebbene fossero stati ascoltati dai carabinieri subito dopo la denuncia di scomparsa della donna, le loro dichiarazioni sono state ritenute frutto di un inganno orchestrato dal figlio. Claudio aveva fornito ai genitori una versione distorta della realtà, che i due avevano riportato in buona fede agli investigatori. Non vi era dunque, da parte loro, una consapevole volontà di depistaggio, bensì la convinzione di riferire fatti autentici che si sono poi rivelati incompatibili con i dati tecnici raccolti tramite le celle telefoniche e le telecamere di sorveglianza della zona.

La pressione mediatica e l’odio riversato sui social network hanno probabilmente giocato un ruolo determinante nella decisione di Pasquale Carlomagno e Maria Messenio di togliersi la vita. Il ritrovamento dei loro corpi nel giardino della villa di via Tevere ha aggiunto un ulteriore strato di orrore a una vicenda già drammatica. La Procura ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, un atto formale necessario per indagare sui messaggi intimidatori ricevuti dalla coppia dopo l’arresto del figlio. La villa è stata posta sotto sequestro e sono state disposte le autopsie per fare piena luce sulle dinamiche del doppio suicidio, mentre la comunità locale resta divisa tra il dolore per la vittima del femminicidio e lo sgomento per questa nuova perdita.

Gli accertamenti tecnici e la ricostruzione del delitto

Il lavoro del Nucleo Investigativo di Ostia e della Procura di Civitavecchia si sta ora concentrando sull’analisi della copia forense del telefono dell’indagato. Questo passaggio è considerato cruciale per ricostruire con esattezza gli istanti precedenti e successivi alla morte di Federica, il cui corpo è stato rinvenuto il 18 gennaio scorso in un terreno vicino al deposito della ditta di famiglia. Le evidenze raccolte finora hanno smentito categoricamente l’ipotesi di un allontanamento volontario, mostrando come i movimenti dichiarati da Carlomagno non coincidessero con i tracciati digitali e video. La giudice per le indagini preliminari ha sottolineato come le riprese mostrino il padre dell’uomo giungere presso l’abitazione la mattina del delitto, ma solo per un breve scambio esterno, poiché il figlio gli avrebbe impedito di entrare usando una scusa.

La gestione giudiziaria e il destino delle salme

Mentre l’indagine sul femminicidio prosegue senza sosta, restano ancora in sospeso alcuni passaggi burocratici e legali fondamentali. La salma di Federica Torzullo non è stata ancora restituita ai familiari, in attesa che la Procura conceda il nulla osta definitivo. Parallelamente, Claudio Agostino Carlomagno, descritto come disperato ma non pentito, è attualmente sottoposto a una sorveglianza stretta in carcere, specialmente dopo aver appreso della morte dei genitori. Il suo legale ha cercato di avviare un percorso di riflessione, mentre l’attenzione delle istituzioni si sposta anche sulla tutela del figlio minore della coppia, la cui protezione rimane la priorità assoluta per i parenti e per i servizi sociali coinvolti nella gestione di questa immensa tragedia familiare.

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