
Dopo giorni di proteste violente nelle strade e crescenti perplessità anche all’interno della destra americana, Donald Trump sembra aprire a un cambio di rotta sulla gestione delle operazioni dell’Ice in Minnesota. «A un certo punto l’Ice lascerà Minneapolis. Abbiamo fatto un magnifico lavoro»: Donald Trump lo ha promesso al Wall Street Journal, durante una telefonata durata cinque minuti, senza però dare alcuna data effettiva. Secondo Cnn, qualcuno le valigie le ha già fatte: quel Gregory Bovino capo della Us Border Patrol che ha guidato le operazioni fin qui, è pronto ad andare altrove già oggi. Al suo posto arriva Tom Homan, lo “zar delle Frontiere”, l’architetto delle politiche anti-immigrazione fin dai tempi di Barack Obama, che è sì un duro, ma si muove nell’ambito della legalità. «Severo ma giusto», lo ha definito Trump. «Riferirà direttamente a me».
Secondo quanto emerso da una telefonata con il governatore Tim Walz, il presidente avrebbe discusso la possibilità di ridurre il numero di agenti federali presenti nello Stato, alleggerendo così l’imponente operazione di enforcement che da settimane alimenta tensioni a Minneapolis e in altre città.
In una nota ufficiale, l’ufficio di Walz ha riferito che Trump «ha accettato di parlare con il Dipartimento per la sicurezza interna e di esaminare la possibilità di ridurre il numero di agenti federali in Minnesota», aprendo anche a una maggiore collaborazione con le autorità statali.

Un segnale che viene letto come un primo compromesso, dopo settimane di scontri istituzionali e accuse reciproche. Walz aveva più volte definito l’operazione dell’Ice una minaccia alla sicurezza delle comunità locali.
Il governatore aveva inoltre chiesto con insistenza il ritiro delle migliaia di agenti federali schierati nello Stato, denunciando la presenza di personale «non adeguatamente addestrato» e potenzialmente pericoloso nelle strade di Minneapolis.

A rendere pubblica la telefonata è stato lo stesso Trump, che su Truth ha adottato toni decisamente più concilianti rispetto ai giorni precedenti, anche dopo l’omicidio di Alex Pretti che aveva ulteriormente acceso le polemiche.
«Il governatore Tim Walz mi ha chiamato chiedendomi di collaborare sul Minnesota. Sembravamo sulla stessa lunghezza d’onda», ha scritto il tycoon, annunciando l’invio di Tom Homan, lo “zar dei confini” dell’amministrazione, per supervisionare le operazioni nello Stato.

La Casa Bianca ha chiarito che l’accordo con Walz non comporta una fine immediata delle attività dell’Ice, ma piuttosto un cambio di strategia e di tono, con l’obiettivo di un’azione più coordinata mantenendo comunque una presenza federale significativa.
Nel frattempo, durante il briefing con la stampa, la portavoce Karoline Leavitt ha provato a smorzare le tensioni, assicurando che «nessuno alla Casa Bianca, tantomeno Donald Trump, vuole vedere americani feriti o uccisi nelle strade», ricordando che la sparatoria di Minneapolis è ora oggetto di indagine da parte di Fbi, Dipartimento per la sicurezza interna e polizia di frontiera.


