
Nel Giorno della Memoria, il richiamo alla storia si intreccia con l’urgenza dell’attualità. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affidato a una dichiarazione ufficiale il ricordo della Shoah, sottolineando il significato profondo del 27 gennaio e rilanciando un monito netto contro il ritorno dell’antisemitismo nelle società contemporanee. Parole che mirano a tenere vivo il senso di una ricorrenza che non è solo commemorazione, ma assunzione di responsabilità collettiva.
Meloni ha evocato l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, avvenuto ottantuno anni fa, come uno spartiacque nella coscienza dell’umanità. In quel momento, ha ricordato, il mondo ha potuto vedere con i propri occhi l’abisso dei campi di concentramento e la ferocia di un sistema di sterminio concepito e realizzato con metodo e pianificazione. Un orrore che ha cambiato per sempre la percezione del male e dei suoi effetti sulla civiltà europea.
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Il ricordo della Shoah e delle vittime
Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha posto l’accento sulle vittime della Shoah, milioni di persone strappate alle loro case, perseguitate e uccise esclusivamente per la loro religione ebraica. Un progetto di annientamento totale, costruito con l’obiettivo di cancellare dall’Europa ogni traccia della presenza ebraica, definita come millenaria e profondamente radicata nella storia del continente.
Il Giorno della Memoria, ha ribadito Meloni, è anche l’occasione per ricordare nomi e cognomi, restituendo identità a chi è stato ridotto a numero. Un impegno che passa attraverso la memoria condivisa e attraverso le testimonianze dei sopravvissuti e dei loro discendenti, considerate un patrimonio imprescindibile per comprendere fino in fondo la portata di ciò che è accaduto.

I Giusti e le responsabilità storiche italiane
Accanto al ricordo delle vittime, Meloni ha voluto rendere omaggio ai Giusti di ogni Nazione, uomini e donne che scelsero di opporsi al disegno nazista, mettendo a rischio la propria vita per salvare quella degli altri. Figure che incarnano il coraggio morale e dimostrano come, anche nei momenti più bui, sia possibile scegliere la strada dell’umanità.
Nel suo discorso non è mancato un riferimento diretto alle responsabilità italiane. La presidente del Consiglio ha condannato la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti e nelle deportazioni, definendo quella stagione una pagina buia della storia italiana. Un capitolo segnato dall’infamia delle leggi razziali del 1938, che sancirono la discriminazione istituzionale e aprirono la strada alla deportazione di migliaia di cittadini.

L’antisemitismo come minaccia attuale
Lo sguardo si è poi spostato sul presente. Secondo Meloni, l’antisemitismo non è stato definitivamente sconfitto e, anzi, sta riemergendo con forme nuove e particolarmente aggressive. Un fenomeno che non appartiene solo al passato, ma che continua a rappresentare un pericolo concreto per la convivenza civile.
La presidente del Consiglio ha parlato di un morbo che avvelena le società democratiche e mina i principi di libertà, rispetto e coesione sociale. Da qui il rinnovato impegno delle istituzioni a prevenire e contrastare ogni forma di odio antiebraico, nella consapevolezza che la memoria non è un esercizio retorico, ma uno strumento fondamentale per difendere i valori su cui si fonda la vita democratica.
Nel Giorno della Memoria, il messaggio che arriva da Palazzo Chigi è chiaro: ricordare è un dovere, vigilare è una necessità. Perché solo riconoscendo l’orrore del passato e le sue ombre nel presente si può evitare che la storia torni a ripetersi.


