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“Perché ho ucciso la mamma”. Carlomagno, le parole choc scritte al figlio di 10 anni

Pubblicato: 27/01/2026 15:13
Anguillara Sabazia, la vicenda Carlomagno e la lettera dal carcere

Ad Anguillara Sabazia, alle porte di Roma, una storia già devastante si è trasformata in qualcosa di ancora più difficile da guardare in faccia: non solo un omicidio, ma una frattura profonda che ha risucchiato un’intera famiglia e una comunità intera.

Al centro c’è un bambino di dieci anni che, nel giro di pochissimo, ha perso la madre, si è trovato senza i nonni paterni e con il padre in carcere. E adesso, tra carte giudiziarie e tutele necessarie, spunta un dettaglio che pesa come un macigno: una lettera dal carcere scritta proprio per lui.

Una lettera che non arriva (per ora) al bambino

Non è un messaggio qualunque. È il tentativo – fragile, disturbante, impossibile da “normalizzare” – di spiegare l’inspiegabile: Claudio Carlomagno avrebbe scritto al figlio per raccontare “perché” ha ucciso la madre, Federica Torzullo.

La missiva, però, resta segreta e non è stata consegnata al minore: una scelta di tutela psicologica, perché certe parole non si possono semplicemente mettere in mano a un bambino e aspettarsi che non lascino segni.

Federica Torzullo con il marito Claudio Carlomagno

Il femminicidio di Federica Torzullo

La vicenda nasce nella notte dell’8 gennaio. Federica Torzullo, ingegnere di 41 anni, è stata uccisa ad Anguillara Sabazia dal marito, Claudio Carlomagno, con almeno ventitré coltellate, come emerso dall’autopsia. L’omicidio è stato qualificato come femminicidio, aggravato dalla violenza e dalla dinamica del gesto.

Il corpo è stato ritrovato sepolto in un terreno di proprietà, in un canneto, dopo giorni di ricerche. Carlomagno è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere: secondo la ricostruzione, ci sarebbe stato anche un tentativo di nascondere il corpo e ostacolare le indagini.

Claudio Carlomagno, detenuto per l’omicidio di Federica Torzullo

Dal penitenziario di Civitavecchia: la lettera e il silenzio della difesa

Detenuto nel penitenziario di Civitavecchia e sotto stretta sorveglianza, Claudio Carlomagno ha scritto una lettera indirizzata al figlio di dieci anni. Il contenuto resta coperto dal massimo riserbo, anche perché la posta in gioco è enorme: non è solo una questione giudiziaria, ma una ferita personale che riguarda un minore.

L’avvocato difensore, Andrea Miroli, ha chiarito che un incontro tra padre e figlio in carcere è al momento impensabile, “ben al di là di ogni aspettativa”. Una frase netta, che fotografa la distanza – emotiva e concreta – che oggi separa quel bambino dalla figura paterna.

Chi tutela il bambino: le decisioni del Tribunale

Nel frattempo, è il Tribunale per i minorenni di Roma a disegnare la cornice di protezione attorno al piccolo. È stato nominato tutore legale il sindaco di Anguillara Sabazia, Angelo Pizzigallo.

È stato inoltre disposto l’affidamento temporaneo ai nonni materni, mentre viene valutato anche il possibile coinvolgimento di una zia materna. Un percorso delicatissimo, fatto di equilibrio e prudenza, dove ogni decisione serve a riportare un minimo di stabilità nella vita quotidiana del minore.

Una storia che pesa su una comunità intera

In questa vicenda, la cronaca non resta mai “solo” cronaca: diventa un racconto collettivo, perché Anguillara Sabazia si è ritrovata a fare i conti con un trauma che ha nomi, volti e luoghi reali.

E mentre la giustizia ricostruisce i fatti e la rete di tutela cerca di proteggere il bambino, la lettera rimane lì, sospesa: un oggetto che esiste, ma che non può ancora trovare un destinatario. Perché ci sono verità che, anche quando vengono scritte, non sono pronte per essere lette.

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