
La tragica scomparsa di Tino Santangelo, figura di spicco della scena politica e professionale napoletana, ha scosso profondamente l’opinione pubblica e le istituzioni locali. L’ex vicesindaco di Napoli si è tolto la vita all’età di 89 anni, compiendo un gesto estremo che ha lasciato un vuoto incolmabile tra i suoi cari e i suoi colleghi.
Il dramma si è consumato presso la sua abitazione al Corso Vittorio Emanuele, dove il noto notaio ha deciso di farla finita lanciandosi dall’ottavo piano del palazzo. La notizia si è diffusa rapidamente, scatenando una pioggia di reazioni e commenti che spaziano dal cordoglio umano alla riflessione politica sulla storia recente della città. Nonostante la concitazione del momento e le diverse interpretazioni circolate nelle prime ore, la famiglia Santangelo è intervenuta con fermezza per fornire la propria versione dei fatti e per proteggere la memoria dell’uomo e del professionista.
Una precisazione necessaria della famiglia
Attraverso una nota ufficiale diramata poco dopo l’accaduto, i familiari del notaio hanno voluto chiarire in modo netto che il suicidio non è in alcun modo collegato alle vicende giudiziarie riguardanti la bonifica di Bagnoli. La nota specifica che si intende escludere categoricamente ogni nesso tra il decesso e gli ultimi sviluppi del processo che vedeva Santangelo coinvolto. I parenti hanno sottolineato come i motivi del gesto siano contenuti in un biglietto lasciato ai familiari, un documento privato in cui l’ex vicesindaco ha rivolto il suo ultimo saluto e spiegato ragioni che appartengono esclusivamente alla sua sfera personale. La richiesta principale dei congiunti è quella di mantenere il massimo riserbo e di non strumentalizzare una tragedia privata per fini politici o per alimentare il dibattito sul referendum sulla giustizia.
Il lungo calvario giudiziario di Bagnoli
Nonostante la smentita della famiglia, è impossibile non ricordare il contesto in cui si è mossa la vita pubblica di Santangelo negli ultimi anni. L’ex presidente di Bagnolifutura era infatti protagonista di un processo infinito relativo alle bonifiche dell’area ex Italsider. Sebbene fosse stato assolto nei precedenti gradi di giudizio, la Procura aveva presentato ricorso, costringendolo a dover tornare in aula nel mese di marzo. Questa vicenda legale si trascinava da oltre un decennio, rappresentando un peso costante nella vita del notaio. Tuttavia, i familiari ribadiscono che tale pressione non è stata la causa scatenante della sua decisione finale, nonostante il dibattito pubblico continui a interrogarsi sugli effetti che i tempi lunghi della giustizia possono avere sulla dignità e sulla serenità delle persone coinvolte.
Non sono mancate, tuttavia, voci più critiche e polemiche riguardo al trattamento riservato a Santangelo durante gli anni del processo. Gianfranco Librandi, esponente di Forza Italia, ha sollevato il tema dell’innocenza del notaio, parlando di un calvario giudiziario che lo avrebbe schiantato come uomo. Secondo Librandi, la morte di Santangelo non può essere archiviata come un fatto puramente privato, poiché interroga la coscienza di chi, in passato, ha emesso sentenze politiche prima ancora che i tribunali facessero il loro corso. Il dibattito si è dunque spostato sull’accanimento giudiziario e sulla percezione di una condanna senza fine che colpisce chi, pur assolto, continua a essere perseguitato dal sospetto e dalla burocrazia legale.
Ricordi e testimonianze della politica campana
Il mondo della politica napoletana e campana si è stretto attorno alla memoria di quello che è stato un punto di riferimento per la sinistra cittadina. Antonio Bassolino, legato a Santangelo da una storica amicizia, ha espresso un dolore profondo, così come il sindaco attuale Gaetano Manfredi. Anche il Partito Democratico della Campania ha diffuso un messaggio di omaggio, ricordando il contributo fondamentale del notaio nella battaglia per restituire prestigio al consiglio comunale di Napoli in anni estremamente complessi. Santangelo viene descritto come un uomo guidato dal bene comune e dai principi costituzionali, capace di essere un faro non solo per chi intraprendeva la professione notarile, ma anche per chi cercava un esempio di curiosità intellettuale e semplicità umana.
Attualmente la salma di Tino Santangelo è sotto il sequestro della magistratura, una procedura standard necessaria per chiarire definitivamente le dinamiche del decesso, data la natura violenta della morte. Si attende che le autorità liberino il corpo nelle prossime ore per permettere alla famiglia di organizzare i funerali e consentire ai cittadini di rendere l’ultimo omaggio a un uomo che ha segnato la storia amministrativa di Napoli. Resta il silenzio del Corso Vittorio Emanuele, teatro di una tragedia che unisce il dolore di una famiglia alla riflessione amara di una intera città sulle fragilità umane e sulle complessità del vivere pubblico.


