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“Fattelo spiegare, analfabeta!”. Attacco shock alla Meloni in diretta: Lilli Gruber muta

Pubblicato: 28/01/2026 09:29

Le polemiche esplose dopo la scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, proprietario del locale Le Constellation di Crans-Montana, si allargano dal piano giudiziario a quello politico e mediatico. Al centro dello scontro c’è la reazione del governo italiano e, in particolare, le prese di posizione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, giudicate eccessive e improprie da una parte dell’opinione pubblica. A intervenire in modo netto è stato Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, che ha criticato duramente l’approccio dell’esecutivo alla vicenda dell’incendio di Capodanno 2026, costato la vita a 40 persone, tra cui sei italiani, e con oltre 100 feriti.

Secondo Travaglio, le dichiarazioni della premier rivelano una confusione di fondo tra piani diversi: quello politico e quello giudiziario. Un errore che, a suo avviso, diventa ancora più evidente quando si entra nel merito dei principi basilari del diritto e dello Stato di diritto, soprattutto in un contesto internazionale.
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Il caso Crans-Montana e la reazione del governo

Dopo la decisione delle autorità del Canton Vallese di concedere la libertà provvisoria a Moretti, Meloni ha espresso pubblicamente indignazione e sconcerto, contestando la gestione dell’inchiesta svizzera. Il governo ha reagito con atti formali: il richiamo dell’ambasciatore italiano in Svizzera, una protesta indirizzata alla procuratrice generale Béatrice Pilloud e la richiesta di una squadra investigativa congiunta italo-svizzera per accelerare l’accertamento delle responsabilità. La premier ha anche contattato direttamente il presidente della Confederazione elvetica, Guy Parmelin, sollecitando un processo definito “equo e rapido”.

Da parte svizzera, la risposta è stata improntata alla cautela istituzionale. Parmelin ha dichiarato di comprendere il dolore e la reazione italiana, ma ha ribadito che i sistemi giudiziari dei due Paesi sono differenti e che l’indipendenza della magistratura non può essere messa in discussione né aggirata da pressioni politiche.

Presunzione di colpevolezza e incoerenze politiche

È su questo punto che Travaglio concentra la sua critica più dura. Secondo il direttore del Fatto, il governo italiano cade in una contraddizione evidente: per anni una parte consistente della politica si è dichiarata garantista, invocando la presunzione di non colpevolezza fino alla sentenza definitiva. Nel caso Moretti, invece, quell’impostazione sembra svanire, trasformando un indagato in un colpevole agli occhi del dibattito pubblico.

Travaglio sottolinea come il linguaggio utilizzato tradisca una confusione anche concettuale, tra presunzione di innocenza e presunzione di non colpevolezza, principi distinti ma spesso sovrapposti nel discorso politico. Una contraddizione che, secondo lui, mina la credibilità di chi invoca il rigore solo quando conviene.

Giustizia, politica e responsabilità penale

C’è poi un secondo livello di critica, definito da Travaglio come un problema di indirizzo. In uno Stato di diritto, osserva, le decisioni dei giudici non possono essere attribuite ai governi. Contestare una scelta giudiziaria significa rivolgersi agli organi giudiziari, non chiamare in causa l’esecutivo di un altro Paese, che non ha alcun potere di decidere su arresti o scarcerazioni. Farlo equivarrebbe a negare la separazione dei poteri.

Il paradosso, secondo Travaglio, è che se un caso analogo si fosse verificato in Italia, difficilmente l’imprenditore coinvolto sarebbe finito in carcere. Le pene previste per l’omicidio colposo e per le stragi colpose rendono infatti raro l’arresto preventivo, anche in presenza di eventi con esiti drammatici.

Il confronto con la giustizia italiana

A sostegno di questa tesi, Travaglio richiama l’esperienza del magistrato Raffaele Guariniello, figura storica delle inchieste su sicurezza sul lavoro e disastri industriali. Dai processi per l’incendio Thyssenkrupp al caso Eternit, la giustizia italiana ha mostrato tutte le sue difficoltà nel colpire penalmente i vertici dei grandi gruppi, tra condanne ridimensionate e prescrizioni.

Il ragionamento finale è politico oltre che giudiziario: invocare il carcere immediato per Moretti mentre, in Italia, casi analoghi finiscono spesso con pene attenuate o ritardi infiniti, evidenzia una doppia morale. Una linea dura selettiva che, secondo Travaglio, difficilmente verrebbe applicata agli imprenditori italiani coinvolti in tragedie sul lavoro.

Il caso Crans-Montana diventa così uno specchio delle ambiguità italiane: tra garantismo a fasi alterne, rapporti diplomatici messi sotto pressione e un uso politico del dolore che rischia di oscurare il punto centrale, cioè l’accertamento delle responsabilità nel rispetto delle regole del diritto.

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