
Negli ultimi giorni, il clima diplomatico tra Italia e Svizzera si è ulteriormente surriscaldato, dopo le polemiche scaturite dall’inchiesta sulla tragedia di Le Constellation a Crans-Montana. L’incendio, verificatosi la notte di Capodanno, ha provocato la morte di 40 giovani, sei dei quali di nazionalità italiana, mentre oltre un centinaio hanno riportato ustioni gravi. La liberazione su cauzione del titolare del locale, Jacques Moretti, ha scatenato reazioni forti a Roma, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani che hanno duramente criticato la gestione dell’indagine da parte della Procura del Vallese.
L’azione italiana, che ha incluso il richiamo dell’ambasciatore a Berna, è stata interpretata come una pressione indebita sul sistema giudiziario elvetico. Tuttavia, secondo molti osservatori, il vero effetto della mossa diplomatica è stato di aumentare il risentimento tra i parlamentari svizzeri, che ritengono Roma fuori luogo nell’interferire su una vicenda sotto la giurisdizione di uno Stato di diritto straniero.
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Il Parlamento svizzero contro Roma
In queste ore, numerosi deputati del Parlamento federale svizzero, provenienti da diverse aree politiche – sovranisti, socialisti, verdi, liberali e democristiani – hanno manifestato un sentimento di profonda irritazione verso l’Italia. Tutti concordano nel giudicare indebita l’ingerenza romana, che ha subordinato il rientro dell’ambasciatore a una collaborazione diretta degli inquirenti italiani con la procuratrice Béatrice Pilloud.
Le dichiarazioni dei membri del Parlamento elvetico hanno assunto toni molto duri. L’ex presidente della Confederazione, Simonetta Sommaruga, ha definito “inaccettabili i toni di Roma”. La socialista del Canton Vaud, Jessica Jaccoud, ha parlato di “minacce verso uno Stato di diritto, degne di una politica da western”. Il sovranista di Ginevra, Mauro Poggia, di origini italiane, ha affermato che suggerire un bisogno di aiuto da parte dell’Italia alla giustizia svizzera è “insultante”. Per la democristiana Vincent Maitre, invece, la reazione del Dipartimento degli Esteri è stata troppo blanda e dovrebbe essere più energica, arrivando persino a un confronto diretto con l’ambasciatore italiano al suo ritorno a Berna.
Secondo fonti parlamentari, il Parlamento svizzero appare oggi più intransigente verso Roma del Consiglio Federale, il governo elvetico, che ha tentato di mantenere un atteggiamento più istituzionale e pacato.

Una sequenza di tensioni diplomatiche
La controversia con l’Italia segue di pochi giorni un altro episodio che ha imbarazzato il Consiglio Federale. Durante il recente World Economic Forum di Davos, l’ex presidente statunitense Donald Trump è tornato sulla vicenda dei dazi con la ministra delle Finanze svizzera, Karin Keller-Sutter, avvenuta il 31 luglio 2025. Il leader americano, secondo fonti presenti all’incontro, avrebbe deriso la ministra, apostrofandola come “maestrina” e chiudendo bruscamente la conversazione telefonica.
Questo doppio contesto di pressioni esterne e tensioni con l’Italia ha messo in evidenza le difficoltà della Svizzera nel gestire le relazioni internazionali in situazioni delicate. Molti parlamentari chiedono ora al Governo elvetico di adottare un atteggiamento più deciso e meno accomodante con Roma, affermando con forza l’autonomia della giustizia svizzera.
Un commentatore locale ha sintetizzato il sentimento dominante con parole forti: “Non siamo una repubblica delle banane”, richiamando l’importanza di tutelare l’indipendenza delle istituzioni svizzere di fronte a pressioni esterne.


