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Frana a Niscemi, la sinistra attacca Meloni e tira in ballo il Ponte sullo stretto

Pubblicato: 30/01/2026 09:26
Giorgia Meloni durante una conferenza stampa

Anche quando c’è di mezzo una catastrofe ambientale, la politica non mette in pausa le polemiche. Dopo la frana di Niscemi e il ciclone che ha colpito la Sicilia, il tema delle fragilità del territorio diventa un vero “caso” nazionale: l’opposizione alza la voce, la maggioranza risponde colpo su colpo.
Al centro della scena finisce il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci: prima le accuse, poi la richiesta di dimissioni e, infine, l’affondo più pesante, con la pretesa che in Aula a riferire sia direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Le richieste dell’opposizione e l’attacco a Musumeci

A guidare l’offensiva è Angelo Bonelli, che chiede un’informativa urgente della premier e sostiene che Musumeci sia politicamente responsabile di quanto accaduto. Alla richiesta si accodano Movimento 5 Stelle, Partito democratico e Italia Viva, con l’obiettivo di portare il caso in Parlamento e trasformare l’emergenza in un confronto politico frontale.
Nel mirino torna anche il Ponte sullo Stretto, evocato come simbolo di una presunta distrazione di risorse. È il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia a rilanciare il tema, collegando l’opera infrastrutturale alla gestione del disastro siciliano.

La replica del governo: “I fondi del Ponte non c’entrano”

Musumeci, intervenendo a Sky Tg24, respinge le accuse e chiarisce che le risorse destinate al Ponte sullo Stretto non possono essere utilizzate per l’emergenza, perché seguono canali diversi e hanno vincoli giuridici precisi. Il ministro ricorda inoltre che la Banca europea per gli investimenti si è detta pronta ad attivare eventuali linee di credito, se necessario.
“Il denaro c’è – spiega – ma in questo momento l’esigenza non c’è. Lasciamo il benaltrismo al bar davanti a un caffè: qui servono scelte serie”.

Forza Italia e Salvini chiudono la porta: i fondi restano

Sulla stessa linea anche Forza Italia, con il vicepremier Antonio Tajani, il portavoce Raffaele Nevi e il sottosegretario alle Infrastrutture Tullio Ferrante, che escludono qualsiasi ipotesi di taglio dei fondi.
A chiudere ogni spiraglio è Matteo Salvini: “Sono fondi per investimenti. Bloccare oggi circa 30 miliardi di lavori aperti nell’isola significherebbe fermare lo sviluppo senza risolvere l’emergenza”.

L’intervento sul territorio e il calendario in Parlamento

Mentre il dibattito politico si accende, prosegue l’azione operativa. Il ministero della Difesa ha annunciato l’impiego di personale e mezzi dell’Esercito per garantire la viabilità e i collegamenti stradali con l’abitato di Niscemi. “Anche questo è Difesa, al servizio del Paese nelle emergenze”, ha sottolineato il ministro Guido Crosetto.
Intanto l’opposizione insiste sull’informativa in Aula, fissata per il 4 febbraio, mentre Carlo Calenda arriva a proporre il commissariamento della Regione Sicilia, sostenendo che nuove risorse rischierebbero di perdersi in clientelismo e corruzione.

L’appello finale: meno speculazioni, più interventi

Dal governo arriva l’invito a riportare la discussione su binari concreti. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani chiede di concentrarsi sulla spesa dei fondi già assegnati e su una verifica puntuale dei danni, criticando apertamente le “speculazioni politiche” che accompagnano ogni grande emergenza.
Una linea condivisa anche dal presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi, che sintetizza così la posizione della maggioranza: “Servono risorse, non polemiche”. Il prossimo passaggio, intanto, resta quello istituzionale: il confronto si sposta in Parlamento, con l’emergenza siciliana che continua a fare da sfondo a uno scontro sempre più acceso.

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