
Il clima politico si infiamma all’indomani della guerriglia urbana che ha sconvolto Torino, trasformando corso Regina Margherita in un teatro di scontro senza precedenti. Al centro del dibattito nazionale svetta la posizione durissima di Guido Crosetto. Il Ministro della Difesa, dopo aver incontrato personalmente i carabinieri in servizio durante i disordini presso il Comando provinciale, ha tracciato un parallelo storico da brividi, evocando gli anni più bui della Repubblica.
Per Crosetto non ci sono dubbi: i gruppi che hanno scatenato l’inferno durante il corteo pro Askatasuna non sono semplici attivisti, ma individui che si muovono con una vera e propria organizzazione paramilitare. «Non sono manifestanti, sono guerriglieri, sono bande armate che hanno come obiettivo quello di colpire lo Stato e chi lo serve. Non un Governo ma lo Stato», ha dichiarato con fermezza, sottolineando come la natura dell’attacco trascenda il colore politico per colpire le istituzioni democratiche.
Il parallelo con gli anni di piombo e la strategia militare
La tensione è palpabile e il Ministro si è appellato alla compattezza dell’intero arco parlamentare, citando la coesione che salvò il Paese decenni fa. «Il giudizio di fronte a questi fatti deve vederci tutti uniti come lo furono le forze politiche negli anni del terrorismo. Non è in gioco una parte politica ma la Repubblica Italiana», ha ribadito. Crosetto ha alzato ulteriormente il tiro contro chi tenta di derubricare le violenze a semplici eccessi di piazza: «Supportarli, accettarli, giustificarli, cercare di sminuire è, a mio avviso, inaccettabile. Devono essere combattuti come sono state combattute le Brigate Rosse e non essere trattati come “compagni che sbagliano”». Secondo la sua analisi, oltre 1000 persone si sarebbero mosse secondo una strategia da guerriglia urbana, divise in due blocchi e dotate di un arsenale inquietante: molotov, bombe carta ripiene di chiodi, jammer per oscurare le comunicazioni radio e persino catapulte per scagliare pietre.
Mentre la premier Giorgia Meloni conferma la linea della fermezza scrivendo «Faremo quello che serve» e annunciando un vertice d’urgenza sulle norme del decreto sicurezza, anche il vicepremier Matteo Salvini rilancia il carico. Il leader della Lega preme per un nuovo pacchetto di provvedimenti che garantisca maggiori tutele alle Forze dell’Ordine, proponendo una misura che sta già facendo discutere: l’introduzione di una cauzione obbligatoria per chiunque organizzi manifestazioni. «I gravissimi scontri di Torino impongono alcune scelte: nessuna tolleranza con i violenti», ha incalzato Salvini, chiosando con un perentorio: «Manifestare è legittimo, sfasciare le città e picchiare poliziotti no!».


