
Dopo l’ascolto dei brani in gara al Festival di Sanremo 2026 da parte della stampa e la pubblicazione delle prime pagelle, si muovono anche le quote dei bookmaker. Secondo gli esperti Sisal, Tommaso Paradiso con “I Romantici” e la coppia Fedez-Masini con “Male necessario” si confermano tra i principali candidati alla vittoria, entrambi proposti a 6,00.
Ma la vera sorpresa delle ultime ore è la crescita di Sayf: il giovane rapper italo-tunisino della scuola genovese, in gara con “Tu mi piaci tanto”, sale fino a 6,00, agganciando i favoriti e candidandosi al ruolo di underdog di questa 76ª edizione.
Sanremo 2026, i favoriti: c’è un “gruppone” compatto a quota 12
Alle spalle del terzetto di testa si piazza Ermal Meta, offerto a 7,50 con “Stella Stellina”. Subito dopo si forma un gruppo numeroso a 12,00, composto da Arisa, Serena Brancale, Ditonellapiaga e Fulminacci, tutti racchiusi in pochi decimali e pronti a inserirsi nella corsa al podio.
Più staccati altri nomi importanti del panorama musicale italiano: Malika Ayane è proposta a 20, mentre Levante, Michele Bravi ed Enrico Nigiotti salgono a 33. Ancora più lontana, secondo le lavagne Sisal, Patty Pravo, una delle artiste con più partecipazioni nella storia del Festival, quotata a 50.
Outsider e quote alte: storici ed esordienti sullo stesso piano
Tra i meno favoriti figurano anche volti storici della kermesse come Raf e Francesco Renga, insieme a J-Ax, Leo Gassmann e alle esordienti Bambole di Pezza: tutti proposti a 100. La vittoria appare ancora più distante per Elettra Lamborghini, Samurai Jay, LDA e Aka 7even, dati addirittura a 200.
Con l’uscita delle prime valutazioni della stampa, le gerarchie iniziano dunque a delinearsi, ma la corsa resta apertissima. Se Paradiso e Fedez-Masini mantengono la vetta, l’ascesa di Sayf rappresenta il primo vero scossone nelle previsioni, a dimostrazione di come il Festival possa ribaltare rapidamente pronostici e aspettative.
Nei prossimi giorni, tra prove sul palco e reazioni del pubblico, le quote sono destinate a muoversi ancora, in un’edizione che si preannuncia più incerta che mai.


