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Crans-Montana, i Moretti volevano cancellare le testimonianze della strage: ricorso respinto

Pubblicato: 03/02/2026 15:23
Jacques Moretti, indagato per la strage di Crans-Montana

Il caso giudiziario relativo alla strage di Crans-Montana si arricchisce di un nuovo capitolo che vede contrapposti i proprietari del locale andato in fiamme e le famiglie delle vittime. La tragedia, avvenuta durante la notte di Capodanno, ha lasciato un bilancio pesantissimo di 41 morti e oltre cento feriti, innescando un’inchiesta complessa che sta portando alla luce presunte negligenze gestionali e strutturali. Nelle ultime ore, la tensione si è spostata sul piano dell’informazione e della raccolta delle prove digitali, segnando un punto a favore della trasparenza e della ricerca della verità.

La battaglia legale sul portale delle testimonianze

I coniugi Jacques e Jessica Moretti, titolari della discoteca Le Constellation, hanno tentato una mossa legale per ottenere l’oscuramento immediato di crans.merkt.ch. Si tratta di una piattaforma online lanciata dall’avvocato Romain Jordan, legale di diverse famiglie colpite dal lutto, con lo scopo di aggregare materiali multimediali, documenti e racconti diretti che possano risultare utili allo sviluppo delle indagini. I Moretti hanno presentato un ricorso per chiederne la chiusura, ma la procura del Vallese ha respinto l’istanza, confermando la legittimità dello strumento. Secondo i magistrati svizzeri, non sussistono al momento gli estremi per formulare accuse contro il sito web, il quale continuerà a operare sotto il monitoraggio delle autorità per garantire che i flussi di informazioni siano gestiti nel rispetto della legge.

Un altro fronte caldo dell’inchiesta riguarda l’efficacia delle verifiche preventive effettuate prima del disastro. Il prossimo 16 febbraio, il comandante dei vigili del fuoco David Vocat è stato convocato dagli inquirenti a Sion. La sua posizione attuale è quella di persona informata sui fatti e non risulta iscritto nel registro degli indagati. Tuttavia, la sua testimonianza è ritenuta fondamentale per comprendere come siano stati condotti i sopralluoghi tecnici all’interno del locale. Pare infatti che siano stati proprio i proprietari, durante i loro interrogatori, a fare il nome del comandante, cercando probabilmente di spostare l’attenzione sulle responsabilità di chi avrebbe dovuto certificare l’idoneità degli spazi e delle uscite di sicurezza.

Mentre il quadro investigativo si delinea, emergono con forza le parole di chi è scampato alle fiamme. Molti giovani che hanno superato la fase critica del coma stanno iniziando a descrivere una realtà fatta di improvvisazione e rischi calcolati. Tra le voci più critiche c’è quella di un dipendente francese, Gaston T., che lavorava come barman nel locale. L’uomo ha denunciato pubblicamente la totale assenza di piani di emergenza o di formazione specifica per il personale. Secondo il suo racconto, prima della tragica notte sarebbero stati eseguiti lavori di ristrutturazione in modalità fai da te per contenere i costi, senza alcuna attenzione per le normative antincendio. Il dipendente ha definito aberrante il tentativo della proprietà di scaricare le colpe sui lavoratori subordinati.

I precedenti penali e il modello aziendale

Il passato dei gestori rivela inoltre dettagli che la magistratura sta valutando con estrema attenzione. Nel 2020, Jacques Moretti aveva già subito una condanna per fatti avvenuti all’interno del medesimo locale, quando una diciassettenne rischiò la vita per un coma etilico. Quell’episodio aveva sollevato dubbi sul rispetto delle leggi svizzere che vietano la vendita di superalcolici ai minorenni e l’accesso ai club notturni in determinati orari. Questo precedente viene oggi interpretato dagli accusatori come la prova di un modello di business basato sistematicamente sul mancato rispetto delle regole. L’accusa ipotizza che la logica del profitto abbia prevalso per anni sulla tutela dell’incolumità dei clienti, portando infine alla catastrofe di questo ultimo Capodanno.

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