
Il decreto sicurezza entra in una fase decisiva. Nella giornata di oggi è in programma al Quirinale un incontro tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, appuntamento destinato a incidere in modo determinante sull’esito di uno dei provvedimenti più delicati della legislatura. Il faccia a faccia, fissato a ridosso dell’ora di pranzo, arriva dopo giorni di confronto silenzioso ma intenso tra Palazzo Chigi e il Colle, segnati da tensioni sotterranee attorno alla stesura del testo.
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Il ruolo di Mantovano nella mediazione
Fin dall’inizio del governo guidato da Giorgia Meloni, Mantovano ha assunto il ruolo di principale mediatore istituzionale con il Quirinale. Anche in questa occasione è stato lui a prendere in mano la regia del decreto, dopo una prima fase tecnica affidata agli uffici del Viminale e del ministero della Giustizia. Il valore politico dell’incontro è rafforzato dal fatto che arriva al termine di un lungo lavoro istruttorio: già nella giornata di ieri una bozza di circa 80 pagine è stata trasmessa agli uffici della Presidenza della Repubblica.

L’ultima parola del Quirinale
La decisione finale resta però nelle mani di Mattarella. Dal confronto diretto con Mantovano, ex magistrato, dovrebbe emergere la versione definitiva del decreto, in vista del Consiglio dei ministri convocato per domani pomeriggio. Sul tavolo del Colle confluiscono inevitabilmente i punti più controversi del provvedimento, quelli che hanno acceso il dibattito politico e istituzionale negli ultimi giorni.
I nodi su fermo preventivo e scudo penale
Al centro del confronto ci sono soprattutto due misure: il fermo preventivo nelle manifestazioni di piazza e lo scudo penale per le forze dell’ordine. Nelle ultime ore, entrambe le norme sarebbero state oggetto di una limatura a Palazzo Chigi, nel tentativo di rispondere alle perplessità espresse dal Quirinale. Il fermo preventivo sarebbe stato ridotto a una durata massima di 12 ore e subordinato all’obbligo di comunicazione a un magistrato.
Resta aperta la questione dei criteri applicativi: non è ancora chiaro se il trattenimento potrà basarsi esclusivamente sui precedenti della persona fermata o se sarà necessario il possesso di oggetti atti a travisare o offendere. Quanto allo scudo penale, l’orientamento prevalente è che venga esteso a tutti i cittadini e non solo alle forze dell’ordine. In ogni caso, spetterà al magistrato valutare se iscrivere l’agente nel registro degli indagati o in un registro parallelo.

Le modifiche e le richieste escluse
Sembra invece destinata a uscire dal testo l’ipotesi di una cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni, misura fortemente sostenuta dalla Lega. Un segnale di compromesso che potrebbe facilitare il dialogo con il Colle, pur lasciando irrisolti altri elementi di frizione.
Il nodo politico del decreto
Sul metodo, Meloni continua a insistere sull’utilizzo del decreto legge, nonostante le indicazioni del Quirinale che avevano suggerito di trasferire alcune norme in un disegno di legge parlamentare. Una scelta che si inserisce in un quadro politico più ampio, segnato dalla volontà di rispondere ai recenti fatti di cronaca, in particolare quelli di Torino, e dalle tensioni interne al centrodestra, acuite dopo l’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega.
Le prossime ore saranno decisive per capire se la mediazione tra i due Palazzi avrà prodotto un testo in grado di superare il vaglio del Presidente della Repubblica, o se la linea dura sostenuta da Meloni e Matteo Salvini rischierà di inceppare il percorso del decreto, trasformando il provvedimento in un nuovo terreno di scontro istituzionale.


