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Garlasco, Lovati finisce a processo: “Diffamò gli ex legali di Stasi”

Pubblicato: 05/02/2026 15:07

Il panorama giudiziario legato al delitto di Garlasco continua a riservare colpi di scena e nuove appendici processuali che si discostano dal nucleo centrale dell’omicidio di Chiara Poggi. In questo contesto si inserisce la recente decisione della procura di Milano di disporre la citazione diretta a giudizio per l’avvocato Massimo Lovati. L’ex legale di Andrea Sempio è chiamato a rispondere dell’accusa di diffamazione aggravata ai danni dello studio legale Giarda, storico difensore di Alberto Stasi. La vicenda trae origine da alcune affermazioni pubbliche ritenute lesive della reputazione professionale dei colleghi, segnando un nuovo capitolo di scontro frontale tra i protagonisti di una delle inchieste più lunghe e complesse della cronaca nera italiana.

Il rinvio a giudizio e le tappe processuali

La magistratura milanese ha stabilito che il dibattimento avrà inizio il 26 maggio prossimo davanti alla terza sezione penale. La decisione di procedere con la citazione diretta sottolinea la solidità dell’impianto accusatorio raccolto durante le indagini preliminari. Massimo Lovati non è più il rappresentante legale di Andrea Sempio, ma le parole pronunciate durante l’esercizio delle sue funzioni precedenti hanno innescato una reazione legale immediata da parte degli avvocati Fabio e Enrico Giarda. Questi ultimi, figli del celebre professor Angelo Giarda, hanno ritenuto che le dichiarazioni rese alla stampa avessero superato il limite del diritto di cronaca e di critica, sfociando in un attacco diretto all’onore e alla probità dello studio.

Il cuore della contestazione riguarda un punto stampa tenutosi il 13 marzo 2025 all’esterno della caserma dei carabinieri Montebello. In quell’occasione, Lovati aveva parlato ai cronisti sostenendo tesi estremamente pesanti riguardo alla prima inchiesta condotta su Sempio nel 2017. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il legale avrebbe definito quell’indagine come il frutto di una macchinazione orchestrata appositamente dalla difesa di Stasi. Lovati si era spinto oltre, ipotizzando una manipolazione organizzata volta a prelevare clandestinamente il Dna del suo allora assistito per incastrarlo o comunque per deviare l’attenzione processuale da Alberto Stasi. Queste espressioni sono state giudicate dalla procura come gravemente offensive, poiché attribuiscono ai professionisti dello studio Giarda condotte illecite e deontologicamente scorrette.

Il contesto del giallo di Garlasco oggi

Mentre si apre questo fronte legale parallelo, il caso principale rimane caratterizzato da una tensione costante. Andrea Sempio è attualmente l’unico indagato dopo la riapertura delle indagini che ha cercato di far luce su presunte anomalie riscontrate in passato. Solo pochi giorni prima della decisione su Lovati, il 29 gennaio 2026, era stata respinta la richiesta di un incidente probatorio sul computer di Alberto Stasi, segno che il percorso investigativo sta incontrando diversi ostacoli procedurali. Le vicende personali dei legali coinvolti si intrecciano dunque con una trama giudiziaria che, a quasi vent’anni dal delitto, continua a produrre strascichi nei tribunali, tra denunce per diffamazione e nuove ipotesi di depistaggio che alimentano il dibattito pubblico e mediatico.

Le conseguenze professionali e legali

La posizione di Massimo Lovati appare ora delicata, dovendo difendere la propria condotta professionale in un’aula di tribunale dove non siederà come difensore ma come imputato. La citazione diretta a giudizio evita l’udienza preliminare, accelerando i tempi per arrivare a una sentenza di primo grado. La questione centrale del processo sarà stabilire se le sue parole fossero supportate da elementi concreti o se rappresentassero unicamente un tentativo di screditare la controparte in un momento di forte pressione investigativa. Resta ferma la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, ma l’avvio di questo procedimento aggiunge ulteriore complessità a un caso che sembra non riuscire mai a trovare una parola fine definitiva.

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